LXXXIII

By Gaspara Stampa

Oimè, le notti mie colme di gioia,

i dì tranquilli, e la serena vita,

come mi tolse amara dipartita,

e converse il mio stato tutto in noia!

E perché temo ancor (che più m'annoia)

che la memoria mia sia dipartita

da quel conte crudel, che m'ha ferita,

che mi resta altro omai, se non ch'io moia?

E vo' morir, ché rimirar d'altrui

quel che fu mio quest'occhi non potranno,

perché mirar non sanno altri che lui.

Prendano essempio l'altre che verranno

a non mandar tant'oltra i disir sui,

che ritrar non si possan da l'inganno.