V
I' non credetti che da poi che Morte
tolse il bel viso angelico di terra
e i leggiadri, gentil sembianti ornati
d'alta onestate e le parole accorte,
fren de' caldi disii, che 'n dolce guerra
mi tennon tanto dentro al mio cor nati,
gli occhi dolenti miei, due fonte stati
di lagrime, poi sempre poter cosa
vedere al mondo dilettevol tanto
che, presentato al cor che 'l nutria pianto,
rendesse Lena a lui di qualche posa.
O Dio, maravigliosa
operazion, che 'l nome dal mio core
tanto chiamato Amore
rendee per luce di beltà serena,
tal che a Parìs non mai sì piacque Elèna!
Né pensav'io, da mia patria lontano,
per crudel, fredda, acerba stagion dura,
fra martir tanti in non più suto loco,
che non dovesse adoperata invano
avere ogni sua arte, ogni armadura
Amor da subiugarmi assai o poco.
E ora in un momento un dolce foco
dai caldi razzi d'esta nuova iddia,
com'a lui piacque, dentro al cor m'è acceso,
ché patria, stagion cruda o martir preso
rimembro o sento, anzi ben fugge via
dall'alma, che fu mia;
or lieta serva altrui ciascuna noia,
e sol pensar m'è gioia
la grazia del signor che mi mantiene
Lena di contemplar sì sommo bene.
Quanto dolce sent'io nel cor, qualora
penso fra me l'aventuroso giorno
ch'io fui condotto a sì gioconda festa,
dove questa gentil, che 'l ciel onora,
lasciata ogni altra a lieto gioco intorno,
sedeasi umilmente, altera e onesta,
lietamente pensosa in bruna vesta
fra più donne gentil d'età senile,
che raguardavan lei qual cosa diva,
maravigliose quanto ella appariva
nella fiorita età sua giovinile,
splendido specchio e stile,
diritto e fermo allor d'ogni virtute,
onde prendean salute
di contemplar contente e mirar fiso
le narrate eccellenzie e 'l suo bel viso.
Amor, signor mio car, dunque, da poi
che hai racceso in me con più vigore
le fiamme spente e per tua grazia degno
fattomi di veder negli occhi suoi,
anzi splendide stelle, il gran valore,
ch'acquistar può chi lei sotto 'l tuo segno
serve puro, fedel con ogni ingegno,
deh, piacciati per grazia almen che 'l mio
puro, fedel servir le sia accetto,
e, così come il mio gelido petto
forza avesti infiammar solo in quel punto
che innanzi a lei fu' giunto,
ch'umil, benigna, quanto puoi, ti piaccia
dell'alma mia la faccia,
ché, poi che 'l corpo mi convien partire,
a le' n'andrà per lei sempre servire.
E sol d'esta gentil l'immagin sua
ne porterò nel cor, signor mio caro,
per la qual spero preservarmi in vita;
e, se possibil m'è per grazia tua,
di qual ti priego non m'essere avaro,
ritrar cantando sua beltà infinita
concedimel, signor, ché mai udita
non fu dolcezza di tal maraviglia,
se ben tornasse il tebano Anfïone;
né fu ascolta sì da Pandeone
quando cantòe più dolce mai la figlia,
né in altrui busto e ciglia
Febo audire allor che Marzia vinse,
né chi lo 'nferno strinse
per la sua amata al dolce suono allora
ch'a le' n'andò per quindi trarla fuora.
Ma perché a lingua umana ed intelletto
saria impossibil le celeste cose
degnamente essaltar quanto conviensi,
te priego, invoco, chiamo e da te aspetto
degno di indegno farmi a sì famose
laude cantar, le quai non mai potriensi
sanza 'l tuo aiuto. E sol ch'un poco pensi
questa o di me ricordi, altro non chieggio
per merito del mio servir fedele;
e perché cor gentil non mai crudele
fu, ma benigno, umil, conosco e veggio
che questo acquistar deggio,
perch'ella è sol di vera gentilezza
dalla superna altezza
venuta tal che spero, sì infiamato,
per le' n'acquisterò l'esser beato.
O canzonetta mia, perché tu sai
l'effetto del mio cor e quant'io sono
fermo onorar con fé sempre costei,
umil, benigna e reverente andrai
principalmente a dimandar perdono.
Se chiesto hai più di quel che chieder dei
al mio signor Amor, e ben vorrei
che meglio ornata fussi, ma la scusa
di tua impotenzia a chi t'ascolti o miri
troverà in te. E, Amor, miei disiri
tu ti sai bene e la mia fiamma chiusa
e qual pensier m'ausa:
esser fervente in ogni atto sollicito,
costei quanto me licito
sempre adorar, che d'ogni grazia è piena,
né 'n ciò dispongo di mai perder Lena.