VI
Per risturare a chiunque gïace
nell'openïon falsa che Fiorenza
non si difenderà dal suo nimico,
ma per avere co' virtuosi pace,
dimostrerrò con tutta mia potenza
le ragion chiare di questo ch'i' dico;
ne mai del vulgo voglio essere amico,
ma continüamente suo rubello,
mentre ch'i' vivo, e così son disposto.
Ritornando a proposto,
vo' chiarire a chi ha fermo cervello
come la mia città ogni percossa
può sostenere e vincere ogni possa.
Comincio a' diecimila cittadini
governator di quella alma cittade,
ch'ognun con sua virtù reggeria il mondo,
con infiniti numer di fiorini,
con l'altro popol, ch'è gran quantitade,
uniti per lo stato lor giocondo,
veri amici di Dio. E non mi ascondo:
di chiesi e di spedal v'è sì gran novero,
che creder nol potria chi nol vedesse,
con limosine spesse,
perché sia bene ateso a ogni povero,
maritando donzelle asai in disparte:
per dio, e basti a questa prima parte.
Poi, per mantener ben lor libertate,
ti vo' contar quattro ordini ch'egli hanno,
in fra gli altri durabili in eterno.
Primo, del Monte di quella cittade,
ch'ogni danaio, ch'al Comun prestato hanno,
rïanno il merto, s'io ben ver discerno.
Secondario è lo specchio d'un quaderno,
ch'al termin, non pagando la gravezza,
v'è scritto su, ed odi per che indizio:
che, sendo tratto a ufizio,
si strama e priva con gran rigidezza;
onde ciascun, per non perder l'onore,
paga prima ch'aspetti tal furore.
Terzo si chiama dar la petizione:
che, s'un possente oppressasse il minore,
ricorrer puossi a piè la Signoria;
e se quel poveretto ha la ragione,
e' si forma un processo a quel maggiore,
per modo tal che torna presto al quia.
L'ordine quarto c'ha la città pia
sono e divieti, opera bona molta:
che d'una gesta e d'una compagnia
non voglion che ne sia
d'ufici dentro mai più ch'un per volta;
e molti altri divieti, sì che tocca
la parte a tutti e nessun apre bocca.
Evvi continuamente tre rettori,
podestà, capitano, esecutore,
onorati qualmente giustizia.
E tutt'i forestier con puri cori
sono esaltati e fatto loro onore,
donando a' virtüosi gran pienizia,
operando umiltate e non nequizia.
E se tu ben riguardi suo contado,
vedrai che ciascun è pur contento,
veduto il reggimento
perfetto, sì che non curono un dado
ogni gravezza, perché star securi
posson per tutto sanza rocche o muri.
Apresso, ha tanti veri e buoni amici,
di signori, comuni e di castella,
che la difenderien d'ogni periglio.
E 'l buon conte d'Urbino alle pendici
suo fortissimo scudo contro a quella
gente, che vogliono oppressare il giglio.
Berardin da la Carda con suo artiglio
vi metterà l'avere e la persona;
Siena, Faenza, Lucca e la Toscana
tutta, la Lunigiana
e molti altri che qui non si ragiona,
ch'ognun faria per lei fine al morire.
Vedete omai com'ella può perire.
— Canzon, conforterai la Signoria,
co' Dieci di Balia
e tutti e cittadin della mia terra,
ché questa è quella guerra
che, se l'animo lor sarà gagliardo,
fia istruzion a Filippo lombardo.