VII
Alma gentil, nelle più belle membra
posta ch'ancor qua giù mostri natura,
sanza comparazion tu sola in terra,
Amor, quando nel cor mi si rasembra
dove l'immagin della tua figura
dipinta ha di sua man, seco mi serra.
Quivi comincia quella dolce guerra,
senza la qual non viverei contento
e con fronte serena così dice:
«O spirito felice
più ch'altro, se 'l soverchio piacimento
di questa d'onestate imperatrice,
vera, somma fenice,
non la farà contraria al tuo talento
a la qual parte attento
star t'amunisco, e che dì e notte pensi
del sempre onorar lei quanto conviensi!
Lo regno nostro, al qual tu se' subietto,
imper ha di qualunque costei mira;
perché sie cauto in ciò che pensi o fai».
Questo mi narra e pruovo per effetto
pur del pensar, che a lei venendo mira,
dover men pena morte essermi assai.
Perch'io rispondo: «O car signor, che sai
qual sia mia facultate e tuo gran foco,
sue celeste bellezze e gran valore,
reggi il tuo servidore,
che sanza te nïente vale o poco!
Scusimi l'età pura el troppo ardore,
nato dal suo splendore,
il qual me attrasse all'amoroso gioco;
piacciati, a tempo e loco,
farle palese mia perfetta fede,
che dee d'ogni fallir trovar mercede.
E ben conosco me, signore, indegno
d'essere a tanta maiestà subietto
e non idoneo allo onorar costei,
perché non ha poter l'umano ingegno
tanto essaltar de' cieli il ben perfetto
che non appaia defettivo e meno».
E quelli: «Or guarda al suo aspetto sereno,
e 'ndustriati cantar quanto me' puoi
qual parte più d'ogni altra in lei ti piace».
Ond'io: «O sir verace,
del vago aspetto ed ornamenti suoi
sì ogni parte insieme si conface
che non saria capace
distinguer qual più piaccia mai fra noi.
Se pur comandi e vuoi
che si canti di lei, l'ubidir fia
mie scusa a riprension d'ogni follia.
Sopra sue chiome d'or dico che un velo
ride candido, bel, crespo e sottile,
pel qual si cerne il bel che par che copra,
e tal volta un diadema alto su a cielo
porta leggiadro, altero e signorile,
da far Giove fra noi venir di sopra,
e 'l bel candido fronte, che quell'opra
adorna e regge, non si vede offeso
da nullo incarco, né si muta o varia,
ma sta qual fosse in aria,
per miracol da' ciel, per sé sospeso,
né mai far festa lieta o voluntaria,
ma gnuda e solitaria
sanz'essa dea, per cui d'amor son preso.
E così par disceso
in quel loco, ove appare il suo bel viso,
quel ben che ne può dar il paradiso.
Al mirar sotto gli archeggiati cigli,
dove splende il bel lume di due stelle
ch'alli raggi del sol invidia fanno
abaglio sì ch'alcun non mi ripigli,
se non so ben ridir le cose belle,
che dentro a quelle immagino che stanno;
ma pur, o veri amanti, il degno scanno
d'Amore è quivi: il vidi e sua saetta
quindi mi trasse fabricata d'oro.
Quand'ella volge loro,
ne' cuor gentil un dolce par che metta,
che passa ogni disio d'altro tesoro.
Costei dal sommo coro
per informar sua gloria è stata eletta;
questa a ragione è detta
che passa al mondo ogni altra maraviglia
e che se stessa e null'altra somiglia.
Neve, foco, rubini e vivo sole,
composti insieme dal Fattor superno,
ornan le guance, in ch'io mi specchio e veggio:
ma 'l sangue mi s'aghiaccia e 'l cor sen dole,
ché 'l mio fisso mirarle essere eterno,
lasso, non puote, e pur altro non chieggio:
ma qual più ben dimandar posso o deggio?
Miro le degne tempie, ove talora
erbe, fior, frondi, rose e violette
di sue proprie man mette,
col dritto naso e bel, che quelle odora,
e l'angelica bocca, onde son dette
grate, oneste e perfette
parole, di che 'l ciel so che innamora.
Di perle i denti ancora
guardo e 'l pulito mento, e dico: «Questa
ci ha dato il ciel per nostra dea terresta».
D'un color cristallin la gola svelta,
alta, pulita, splendida colonna,
esce de l'ampie spalle e largo petto.
Ed oltre alle bellezze, pare scelta
da Dio essemplo a ciascun, uomo e donna,
che cerchi onesto vivere e perfetto.
Le ben composte braccia con diletto
mirabil guardo, e le man dilicate
tutte vivorio son bianche e distese;
l'andar, lo star palese
ne 'nforma e mostra che la deïtate
con ogni estrema possa a farla attese.
Reverente e cortese,
lieta, modesta sta con gravitate
e con benignitate;
e con tanta onestà tutto procede
che crederlo non puossi, e pur si vede.
Resembra dea, s'ell'è con vesta scinta
e quel medesmo da cintura stretta.
Lascisi ogni altra a ragionar di lei;
Vener sarebbe con Dïana vinta
o qualunque altra per bellezze eletta
da Febo o Giove o da qual altri dei.
O giocondi, o felici pensier miei,
se voi fussi ben noti in quella parte
ove l'alma infiammata vi riduce,
che Castore o Poluce
non son nel ciel con sì beata parte,
né 'l bel ratto pincerna al sommo duce
se quel che 'n fama luce
di lor ben fosse qual narran le carte
da li poeti sparte,
qual io nel mondo mi potrei dar vanto!
E qui fo fine all'amoroso canto».
A le' s'andrai, canzon, con umiltate
merzé chiamando mite e reverente,
m'informa veramente
Amor trovarsi e mercede e pietate
nella sua maiestate,
della mia vera fé fatta la pruova,
ché grazia in nobil cor sempre si truova.