XLVI

By Antonio Beccari

Per fuggire, né per dormire,

mai non s'acquista onore;

ma 'l valore, che porta el core,

fa l'omo aggrandire.

Egli è molto da pregiare

chi ha perduto e lassa andare

ogni suo sospiro e pianto;

anzi pensa, sol, da canto,

se 'l ben ch'ha perduto, alquanto

mai potesse racquistare;

ché 'l no stare dietro a pensare

al ben che ha proveduto

ha cresciuto l'om saputo

e fatto altrui languire.

Troppo è grave al cor doglienza

a chi ha fatto dipartenza

dal gran ben e vene al male.

Del morir poco li cale!

Però dê' drizzar so' scale

per tornare a sua potenza.

Conoscenza non è senza

ardimento e franchezza,

e affrezza ogni allegrezza

e conforta el morire.

Zascun omo ch'è prudente,

se Fortuna li consente

so bel stato mantenere,

dê' tutt'or ben provedere

sì ch'a tutto so podere

guardi non esser perdente.

Accidente a l'om valente

rade volte offende.

E', s'intende, se defende

non giugnere a pentire.

Avven che Fortuna tole

al ben proveduto e vole

zò ch'ella li avea donato.

De zò non dê' fir biasmato,

ché non fu per suo peccato;

e però poco sen dole:

benché se sole più fole

dire del bon che cade;

ma pur rade volte accade

la rasone perire.

Rason è che 'l valoroso

sempre stia franco e gioioso

contro a ria fortuna, e forte.

Se pur giugne a mala sorte,

poco dê' temer la morte,

ma tener suo dolo ascoso.

Grazïoso e vigoroso

spesso vince Fortuna.

El degiuna, né per luna

tarda mai se pò ferire.