XXXII

By Giacomo Lubrano

Prede innocenti, industriose brine,

cui bevon l'Api da Sicanie Flore,

mi additano in più giri il moto e l'ore,

con del Tempo l'istabili rapine.

In esse io scorgo le vicende e 'l fine

d'ogni pompa mortal, d'ogni splendore:

chi vive spento, illuminato mòre;

lucignolo di Morte è il bianco crine.

Ceree del Fasto son l'Icarie piume:

Cerei son de' piaceri e l'ozio, e 'l gioco:

Cereo è di Mida l'oro, e Cereo il lume.

Quindi apprendi, o mortal, che ancora il Poco

de l'Età, che si perda, o si consume,

pianger si deve a lagrime di foco.