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Amor, se tanti invan sospiri ho sparsi
In servitù di Donna iniqua e dura,
Che co' pensier' non mai d'orgoglio scarsi
Fu lieta a rimirar la mia sventura,
Or, poiché sento in me ragion destarsi,
Qual uom, che più di sé che d'altri ha cura,
Smorzo l'acerba fiamma, onde tutt'arsi
Dubbioso or tra speranza, or tra paura.
Più non m'ingombra ignota doglia, e posso
Regger l'alma a mia posta, e non soccorro
Più di sospiri al cor, cui sdegno ha mosso.
Dietro ad ombre e menzogne or più non corro:
Laccio malnato, ecco di te son scosso;
E sol, perch'amai lei, me stesso abborro.