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M'apparve un dì la mia crudel Fortuna,
E disse: “A me ti prostra: io son Colei,
Che può farti felice, e il puote ad una
Rivolta d'occhi, se infelice sei.”
Qual chi vede il nimico, e l'importuna
Voce n'ascolta, io mi rimasi, e a lei
Dissi irato: “Adorar più tosto alcuna
Delle Furie d'Averno, empia, vorrei.
S'adorano i Tiranni? io scopo e segno
Fui mai sempre a' tuoi dardi; or lusingarmi
Credi? sprezzo il tuo amore e il tuo disdegno.”
Stette allor qual chi pensa all'ire e all'armi;
Poi sparve di rossor tinta e di sdegno,
Per non saper, la rea, che mal più farmi.