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La nobil Donna, che con forte mano
Altera siede a governar l'impero
De' sensi, che vorrian da lei lontano
Sottrarsi, e correr ogni lor sentiero,
Per man mi prende, e per deserto e strano
Colle mi guida, e a lei va innanzi il vero.
Io veggio allor misero stuolo insano
In parte ove si turba il mio pensiero.
“Quei”, dice, “che tua mente empion d'orrore,
Miei furo un tempo, indi da me fuggiro
Tratti da i vezzi d'un fallace Amore.
Or tra speme e timor, sempre in martiro
Piangon le lor ferite e il grave errore;
Ed apprendon ragion dal lor deliro.”