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Scende virtù da' quei begli occhi, in cui
Risiede Amor come in suo trono assiso,
Tal che dal cor corre la fiamma al viso,
Fede facendo di sé stessa altrui.
Ahi perché tardo a rimirarli io fui!
Ché Amor gli volge con sì dolce riso,
Che non mi dolgo, se, al lor lume affiso,
Io mi rimango in signoria di lui.
Ché non poss'io della dolcezza almeno
Parte ritrar, che in sì gran copia piove,
Quando in essi mi specchio entro del seno?
Cose udrebbonsi in rima altere e nove
Da far tornar di fosco il Ciel sereno,
E il fulmine ritor di mano a Giove.