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Quando mi vòlgo a tergo, e all'aspro e duro
Cammin, che già trascorsi, io vivo intento,
Tal mi sorprende il cor doglia e spavento,
Che non ben parmi quinci esser sicuro.
Veggio il cammin, ch'io tenni, incerto, oscuro,
Fra sterpi e spine, e cento rupi e cento,
Onde sospiro, e forte ancor pavento
Che nel passato mal veggio il futuro.
Alta confusion l'alma m'ingombra,
E dubbio e vacillante il passo io stendo:
Sì grave omai l'aer s'addensa e l'ombra.
Ad ogni aura, che spira, il piè sospendo,
Pavido sì, come destrier quand'ombra:
Ché di tutto ho timore, e nulla intendo.