1 (341)
Quando il tempo ed il loco, ov'io perdei
Dolcemente me stessa, viemmi avante,
Ed il nodo, col quale in un istante
M'avvinse Amore, a cui servir dovei,
Divengon tutti ardor quest'occhi miei,
Tramandando faville, e l'alma amante
Dentro n'avvampa, e sempre più costante
Nell'incendio d'Amor par che si bèi.
E tu, Sole, che sol chiaro riluci
Al guardo mio, co i vaghi raggi tuoi
M'ardi sì, che m'accendi, e non m'abbruci;
Ed ancor di lontan m'allumi, e vuoi
Che ognor pensi a quel tempo e a quelle luci
E al loco, ove Amor tese i lacci suoi.