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La prima volta ch'io conobbi quella,
Che per mio mal cotanto ornar co' suoi
Almi doni al Ciel piacque, ond'ella poi
Superba va, non men fera che bella,
L'Alma già da gran tempo a lui rubella,
Che dolce imperio antico ave fra noi,
Con fredda man mi strinse, e disse: “Or puoi
Ben ravvisarmi a gli atti e alla favella.
Io son colei, cui di tua mente Amore
E del cor diede alto immortal governo,
E vuol che seco adopri aspro rigore.”
Tal che di lei nel volto — ahi lasso! — io scerno
Dal suo disdegno e dal mio chiaro ardore
Fatto il mio duolo e il mio desire eterno.