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Poiché de' mostri ogni feroce asprezza
Avria già doma il lungo mio lamento,
E per te sola io spargo i prieghi al vento,
Mostro di crudeltade e di bellezza,
Vieni, barbara Donna; e s'hai vaghezza
Di vedermi languire in rio tormento,
Lacera queste membra, ond'io sia spento:
Sazia col mio morir la tua fierezza.
Dammi, dammi la morte; e 'l tuo rigore
Faccia quel, che fra giorni e mesi tanti
Non poté affanno, o pur non volle Amore.
E se vedermi non ti basta esangue,
Se dolc'esca ti fur sempre i miei pianti,
Allor ti nutrirà, cruda, il mio sangue.