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Volgi altrove, Signor, le mie pupille,
Perché vana bellezza io più non miri;
Ché, per quelle passando in brevi giri,
Temo scendano al cor nere faville.
Forz'è che sol con mille piaghe e mille
Dal cimento fatal l'alma ritiri,
E che in eterno duolo ognor sospiri
Chi già una volta a sì gran rischio aprille.
Pur anco gli occhi, di ragione il freno
Scotendo, solo tra rie spine e dumi
Corrono incauti al precipizio in seno.
Dunque, o Dio, perché il cor non si consumi,
A gli occhi miei la luce or vegna meno,
O pur non sian più strada al core i lumi.