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Fatto sereno il Ciel, l'aure tranquille,
Attentissima Filli il Sol mirava,
E prodigo il Pianeta in lei versava
Raggi d'immensa luce a mille a mille.
Io sopravvenni; e a un tempo il Sole e Fille
Di contemplar, di vagheggiar bramava;
Ma farlo non potei, ché non bastava
La debile virtù di mie pupille.
Volsi dunque alla Ninfa i lumi miei;
E allora divenimmo a un tempo stesso
Ella vaga del Sole ed io di lei.
Indi con guardo retto e con riflesso
Amendue le beltà mirar potei,
E Filli, e 'l Sol ne' suoi begli occhi impresso.