1. Donna amorusa

By Auteur inconnu

Donna amorusa

senza merzide,

per la mia fide

di me giucate

com'omo fae

de lo fantino,

che gioi li musa,

e gioca e ride;

e, poi che vide

sua volontate,

lo 'nganna e trae

e co amor fino

pur a l' inoia

lo fa angosciare,

no li vol dare

gioia d'amare.

Però mal pare

lo troppo fare,

quanto lo mino.

Sì che giocando

penso perire

e mal soffrire:

come l'astore

che 'n perca è miso

e mal guardato;

a quando a quando

lo va vedire

e, per tenire,

lo suo segnore

trovalo impiso

e diffilato.

Dunqua, madonna,

se voi m'amate,

or mi guardate;

di me agiate,

bella, pietate,

tanto ubriato.

Se, donna, voi

ben mi volete,

como dicete,

di ciò son fello,

ch'io pur aspetto,

bocca parlando.

Ben par che voi

diletto avete

di me c'avete:

como 'l zitello

de l'auselletto

va dilettando

finchè l'auzide,

tanto lo tira;

e, poi lo mira,

forte s'adira,

ma tosto gira,

traisi dell'ira

e va giocando.

Avenente oi

madonna mia,

in quella dia

chi mi ci adussi

li tanti passi?

Fue aventura!

Ver'è ch'i' voi

veder volia,

ma non credia

ch'io preso fussi

s'io vi guardassi

per la figura.

Ma tal si pensa

scalfar, che s'ardi.

Però si guardi,

e non più tardi,

da dolzi sguardi:

ben sente dardi,

caldo e fred<d>ura.

Lo men m'è troppo,

donna valente

e canoscente;

s'a me voi deste

ciò ch'io disio,

ric<c>o saria,

cad io sto toppo

in foco ardente

ed incendente;

se lo saveste

come incendo io,

vi doleria.

Merzè, madonna,

non mora ardendo!

Mica no afendo

a voi venendo

merzè cherendo,

... -endo

gioco mi dia.