1. Lo fino amor piacente

By Auteur inconnu

Lo fino amor piacente,

ch'eo agio, a sè mi serra

sì che d'ogn'altro s'erra

. . . . .-ento

. . . . .-ente

. . . . .-erra

. . . . .-erra

da me dae partimento.

Chè quello amor mantene

solac<c>io e tutto bene,

ed in cui sempre regna

parmi ch'el<l>i n'avegna

in tal valore,

che già mai perditore

non fie di sua intendanza.

L'usato intendimento

che la gente à 'n fallire,

à ciascuno fallire

in loco caunoscianza;

dolen, cognoscimento

àno ben ch'è fallire,

ma nullo lor fallire

c'agia però storbanza.

Però voglio sturbare

me d'ogn'altro pensare,

e intender volentieri

vo' che sia meo pensieri,

ch'è adoblato,

in quella c'à provato,

più di null'altra, presio.

Chi à 'l suo presio prova

c'ogn'altro va morendo;

però tutto m'arendo

a lei ch'è la mia spera.

Spero in lei, chè si trova

merzè, und'io m'arendo

allegro, e no m'arendo

a null'altro che pera:

c'ogn'altro de' perire

e 'l suo sempre verdire.

Però tutti amadori

conforto che i lor cori

agiano sagi

a mantener li usagi

di quei c'an più savere.

Li sagi cognoscenti

non storbano l'amare,

chè vedono c'amare

è us'a molta gente.

E gente c'àn tormenti,

però ca più c'amare

chiama più c'omo 'n mare

è forte dispiacente.

Donqua, Signor, vo' spiaccia

veder qual lui s'al<l>accia,

perchè à 'n tutto fallito

ed è così agiechito,

che seguitore

non fidi ben suo core

fin c'arà pensamento.

Molti à pensier gioiosi

chi serve a chi à partito

ciò ch'è a suo partito,

e mai non à perdenza.

Ma perdono i dogliosi,

quei c'àn da lor partito

ogna fino partito

e son presi a fallenza;

e son certi per fallo,

ch'è ciascun fora stallo

se 'l com<m>etteno in loco

che 'l lor sol<l>azo e 'l gioco

più non por<r>ia

durar. Poi m'à 'n bailìa,

degialo distornare.