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Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
de' miei novi sospir, ch'escon dal core
per la memoria di quel cieco errore,
che mi fe' in parte altr'uom da quel ch'i' sono:
poi che del vario stil più non ragiono,
ma piango il fallo mio pien di dolore,
il van desir, e 'l fuggitivo amore,
pietà, prego, vi mova a mio perdono.
Conosco ben sì come al popol tutto
materia fui d'error, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno.
Ora, drizzato al ciel, spero far frutto
di vero ben, ch'io veggio chiaramente,
che quanto piace al mondo è breve sogno.