1. Umile sono ed orgoglioso

By Auteur inconnu

Umile sono ed orgoglioso,

prode e vile e coragioso,

franco e sicuro e pauroso,

e sono folle e sagio

e dolente e allegro e gioioso,

largo e scarso e dubitoso,

cortese e villano e 'nvidioso;

fac<c>iomi pro e danagio,

e diragiovi, ... como

male e bene agio più di null'omo.

Povero e ric<c>o e disasciato

sono e fermo e malato,

giovane e vec<c>hio ed agravato

e sano spessamente;

mercede faccio e pec<c>ato,

ch'io favello e non sono nato;

sono disciolto e legat'ò

lo core e la mente.

Or intendete di ciò la ragione:

giorno e notte istomi 'n pensagione.

Umile son, quando la veo,

e orgoglioso, chè goleo

quella per cui eo mi deleo

s'io la potesse avire;

e sono pro' per lei, ch'è deo,

tant' è chiaro il suo splendeo;

bene son vile ch'i' no scoteo

lo mio coragio a dire;

franco e sicuro sono ch'io vi 'ntendo,

e pauroso chè non agio amendo.

Savio sono perch'io non dico

d'orgoglio, nè ac<c>atto nemico;

e sono folle ch'io mi 'mbrico

in così alto amore;

e villano, ch'io mi disdico

di tut<t>e l'altre es<s>ere amico;

e son cortese, ch'io gastico

di villania 'l mio core;

agione pro', ch'io ne sono insegnato,

e danno c'amo e non sono amato.

Largo sono del fino amare

e scarso molto d'ubrïare

quella che mi fa pur pensare

la notte e la dia;

di sbaldire mi fa allegrare;

quando la veo non so parlare

e dolente mi fa pur stare,

di sè fa carestia;

agione pro' per lei ch'è la mia dia,

e male n'ò, che madonna il mi dia.

Ric<c>o sono de la speranza

e povero di fin'amanza;

e sanami la fina amanza

quando la posso vedere;

n'ò grande male che mi lanza

e fermami la grand' esmanza;

e favello a gran baldanza:

tut<t>or la credo avere.

Ma non son nato a quel ch'io penzo fare

se madonna non mi degnasse amare.

Legato non posso fugire

in nulla parte al meo disire;

sono disciolto per servire

tut<t>or se mi valesse;

vec<c>hio sono per ubidire

a quella che mi fa morire;

giovane, al buono ver dire,

se madonna volesse;

e fo pec<c>ato per lei, chè m'ascondo,

e mercè, chè di mal fare m'ascondo.

Rugeri Apugliesi conti

a Dio com vive a forti ponti.

Cavalieri e marchesi e conti

lo dicono in ogne parte

che mali e beni a lui son gionti.

Questo mondo è valli e monti.

Madonna li sembianti à conti,

lo cor mi adona e parte.

E la ventura sempre scende e sale;

tosto aviene a l'omo bene e male.