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Io era in Pindo, e Morte invida e acerba
Troncò più dell'usato annose piante,
E colassù quante ne vidi, ahi quante
D'onor degne giacer tra 'l fango e l'erba!
Stava a guardare al suol empia e superba
L'opre di sua man cruda e trionfante,
Lieta che il sacro Monte a lei davante
Non più l'antica ombra coltiva e serba.
Ma quel che me sopra ogni duol trafisse
Fu ch'io la vidi accesa in nuovo sdegno,
Tosto che gli occhi a un verde Arbore affisse;
Perché assalendo il ben fiorito legno,
Io sentii ch'ella in atterrarlo disse:
“Era quest'uno ancor tropp'alto e degno.”