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Le vie seguendo del perduto Averno,
Ingrata Donna, al sommo Dio rubella,
Tanto mostrossi nequitosa e fella,
Quanto pietoso il suo buon Padre eterno.
Pur ei dal cierchio immobile superno
Mille celesti Amor' converse in ella,
Che di possente armati aurea facella
Volean pur sciorle il duro gielo interno.
Ma l'empia altri ne caccia, altri ne sgrida,
Chiuso il varco del core, ove il desio
Stolto dimora, e rea baldanza annida.
Or se il candido stuolo indi sen gio
E lascia lei fra disperate strida,
Chi ne fu la cagion, la Donna o Dio?