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Io veggio entro una bassa e vil capanna
Un Pargoletto, che pur dianzi è nato,
Fra 'l rigor d'aspro verno, abbandonato
Su paglia e fieno, e foglie d'alga, e canna.
Veggio la bella Madre, che si affanna,
Perché sel vede in sì povero stato.
Misero! Ei sta di due Giumenti al fiato;
Misero? Ah questi è Dio, né il cor s'inganna.
Quel Dio, che regge il Ciel, regge gli orrendi
Abissi, e fa su noi nascer l'Aurora,
E il lampo, e il tuono, e i fulmini tremendi.
Ma un Dio sé stesso in sì vil foggia onora?
Vieni, o Superbo, e l'umiltate apprendi
Da quel Maestro che non parla ancora.