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L'Angelico sembiante e le serene
Luci, ch'un giorno a morte ti guidaro,
Il dolce riso, e il tristo pianto amaro,
Ch'al soave piacer mesce le pene,
Il tuo crudo Signor vie più non tiene
In sua balìa, né più riserba avaro;
Né veggio, come pria, che 'l vivo e chiaro
Sguardo pasca il tuo cor di doglia o spene.
Poiché l'infida Donna, or solo intesa
A nuovo oggetto, altrui dona e dispensa
Ciò che per istupor formò Natura,
Lascia dunque, Signor, sì vile impresa:
Scuoti lo spirto oppresso, e fiso pensa
Che fedeltade raro in Donna dura.