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By Auteur inconnu

Svégliati omai, Torralbo: ah come ponno,

Se pur, qual mi dicesti, Amante sei,

Posarsi ne' tuoi lumi Amore e Sonno?

Mira là da vicin spuntar colei,

Che con dolce saetta il cor t'ancise:

Non scorgi gli occhi, di tua morte rei?

Svégliati omai.

Ah chi da me divise

Il breve sonno sì soave e caro

Alle pupille mie dal duol conquise?

Deh mi lascia dormir, ché troppo amaro

Mi fia il vegghiar lungi da' bei crin' d'oro,

Che già sì dolcemente mi legaro.

Rivolgi gli occhi dietro a quell'alloro,

E vedi come a lieti giuochi intento

Fra l'altre Ninfe stassi il tuo tesoro.

Non tel diss'io, che m'è il vegghiar tormento?

Non sì tosto del mio guatar s'avvide,

Che dal bosco fuggì ratta qual vento.

Quindi sì rio dolor nel cor s'asside,

Che dal misero sen l'alma divisa

Sembrami già che in braccio a morte ei guide.

Dunque i raggi del Sole abborri in guisa

Che la mente dal duolo oppressa e vinta

Sol nel desio d'eterno sonno è fisa?

Sgombra da lei le nubi, onde va cinta,

E di saggi pensier' l'adorna e vesti,

Spogliando quei, che a vaneggiar l'han spinta.

Dunque non fian gli Amanti afflitti e mesti,

Se in grembo al sonno neghittoso stanno,

E sol miseri fian qualor son desti?

Torralbo, il sonno altro non è che inganno,

Che, quando all'alma stanca ei reca tregua,

Dal cor non caccia il vero acerbo affanno.

Oh dolce inganno, che ogni grande adegua

Piacer verace, e che qualor rinasce

Ogni dolor sen fugge e si dilegua!

Egli è che, dolci le diurne ambasce

Rendendo, a noi mortali il caldo core

Di bei desiri e di speranza pasce.

Ciò non fia ver, ch'ei fu sempre d'Amore

Nemico fier, con ozio pigro e molle

Rubando a i furti e alle speranze l'ore.

Anzi tentar i furti, allor che bolle

Infra i tumulti il Mondo, e vegghian gli occhi,

Pensier saria da forsennato e folle.

Né quei, che cieco Amor ci pinser, sciocchi

Furo, qual credi; ché i più certi dardi

Fra le tenebre solo avvien ch'ei scocchi.

Torna, deh torna, o Sonno, a che più tardi?

Ne' mesti lumi, e tu, Pastore amante,

Del tuo sognato foco avvampa ed ardi.

A me fia dolce alla mia Donna avante

Vegghiando star colle pupille assorte

Nello splendor del bel guardo tremante.

Questo è il confin di mie speranze. O sorte,

A me ciò sol sia dato, e venga poi,

Che incontrerolla intrepido, la morte.

Ben giusti sono i bei desiri tuoi;

E anch'io vorrei d'un fido amore all'ombra

I miei lumi fissar ne' lumi suoi,

E la fronte mirar serena e sgombra,

E i detti udire, onde del cor l'immago

Con verace color spesso s'adombra.

D'un sol raggio di speme io sarei pago;

Ma questo ancora il rio destin mi niega,

Onde dì e notte il volto e 'l seno allago.

E solo, allorché il Sonno i sensi lega,

Scena si scuopre avventurosa appieno,

E meco è Amor congiunto in dolce lega.

Ma perché a te più conti e chiari sieno

Del Sonno i pregj, al mio parlare attendi,

Di contrarie vicende adorno e pieno.

Tu sai, Pastor, quali amorosi incendj

Filli in seno destommi, e con quai modi

Tentai sovente d'ammollir quel duro

Cuor di macigno, or con lusinghe e vezzi,

Pregando, lagrimando e sospirando,

E spesso ancor qual forsennato e stolto

Chiamando per mia aita e morte e quante

Furie più rie chiude l'Inferno o 'l Regno

Empio d'Amor, ma tutto indarno, ahi lasso!

Ella, che bella è sì, ma, quanto è bella,

Altrettanto è crudele, e che d'Amore

Il ragionar non ode o non intende,

Le lusinghe non cura, e del mio male

E del mio tanto sospirare e piangere

Colle compagne sue si fa trastullo;

Tal ch'io veggendo lei sarei già corso

In braccio a morte, se creduto avessi

Scorger morendo di pietate un raggio

In quel bel volto di pietade ignudo.

Cose mi narri inaspettate e nuove:

Semplicetto che sei, non sai peranco

Che questo è quell'amaro, onde a' suoi cari

Il dolce de' piaceri Amor condisce?

Così conviensi ragionar d'Amore

A chi è in amar, come tu sei, felice:

Per me, che di sue gioie e del suo dolce

Una picciola stilla ancor non bevvi,

Altro non ha che amaro. Or odi quale

Nella passata notte

Avventuroso sogno a' sensi miei

Immagine d'amor leggiadra e bella

Scherzando pinse. I' era in mezzo al Tempio

Coronato di fiori e in veste adorna,

Qual chi de' giuochi vincitore altero

Ebbe del suo valor degna corona.

Per man teneami il gran Montano, e folta

Turba di lieti Pastorelli intorno

Facean giulivo e numeroso cerchio.

Quando un festivo dolcissimo suono

Di sampogne, di cetre e di viole

Tratto tratto avanzossi, indi fra cento

Leggiadrissime Ninfe adorne e vaghe

(Oh dolce rimembranza!) io vidi quella,

Che sol può farmi avventurato o tristo,

La bellissima Fille, e, quale e quanta

Per le foreste errar suole Diana,

Sparger da gli occhi suoi fulgor divino.

Allora il venerabile Montano

Le mosse incontro, e: “Figlia,” le dicea,

“Propizio il Ciel secondi i tuoi bei voti

E il tuo bramato arrivo”; indi converso

Al numeroso popol de' Pastori:

“Amici,” soggiungea, “quest'è quel giorno,

Di cui più lieto unqua non vide il Sole.

Dassi Filli a Torralbo; a lui, che tanto

Per lei già pianse e sospirò: né il Cielo

È sordo a' lunghi prieghi.” Indi la destra

Di lei, che a terra le pupille affisse

E di vago rossor tinse le gote,

Alla mia destra unio. Ciò fatto, un grande

Lieto rimbombo di festose voci

Sino alle stelle andonne. Or pensa come

Io mi rimasi a un tal successo: i lumi

Sì immobili tenea nel suo bel volto,

Ch'altri avria detto: “È questi un uom di sasso.”

Quindi membrando i già passati affanni

E la gioia presente, un misto affetto

D'un duol che muore e d'un gioir che nasce

Rendeami l'alma in lei beata appieno.

Pur fra tanti piacer' fin da quel punto

Di sua bellezza e di mio caldo amore

Figlia formossi, che poi nata avrebbe

Il Padre suo barbaramente ucciso,

Se il dì, di lei più crudo,

Vibrando a gli occhi miei del Sole i raggi,

Non avesse col sogno

Il mio gioire estinto.

Non tel diss'io, ch'egli è un piacer dipinto

Quel che sognando godi, e che soccorso

Non dà a un vero dolore un gioir finto?

Allora almen d'Amor non sento il morso.

Ma ciò serbiam, se vuoi, ad altro die,

Ché di già il Sol ver' l'Oceano è corso,

E all'ovil tornan le tue mandre e mie.