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Appena all'aura del desio le vele
Folle spiegai della mia fragil barca,
Di speme e d'amorosi pensier' carca,
Che Gelosia turbò l'onda infedele.
E tal mostrossi contra me crudele,
Che, perché fosse del gran peso scarca,
Mi costrinse a gittar la dolce incarca,
E mi squarciò le temerarie tele.
Già già la sbigottita navicella
Cedea della tempesta alla possanza,
Ché s'era ascosa la sua vaga stella,
Quando un nuovo pensier le diè baldanza,
E la salvò dalla fatal procella
L'Àncora, che gittò la mia costanza.