10 [Di Fazio degli Uberti (?)]

By Auteur inconnu

S'jo potesse ridir come comprese

una forma di donna l'intellecto,

che subbito mi venne in viçïone,

son certo che ciaschun tucte altre imprese

lasserea stare e disporrea l'affecto

ad intender di lei le condictione;

ma io mi penso pur che 'l mio sermone

exprimer non poria ogni beltate

ch'avea nel viço e 'n ciaschuno altro locho,

ché la memoria è labil, sì che poco

tien ferme in sé le cose inmaginate;

ma pur vo' dir ciò ch'io n'ò ritenuto

e chiamo Amor ch'a cciò mi donj aiuto.

Grande era più che l'altre donne alquanto,

ma non però che fosse for misura,

e le suoi membra a tal busto decente.

Li suoi biondi capelli splendean tanto

che mai, in corpo humano, arte o Natura

non puose cosa così rilucente;

crespi eran pocho, sì che veramente

uno ondeggiare in essi si vedea

quando i' portava dietro a sé disciolti;

e poi che 'n treccie su li avea raccolti,

con più vaga adornessa li ostendea:

quali io li 'magginai, tai li rivelo,

né li covria d'alchuna benda o velo.

Color di perla e di granata mixto

parvemi il viço suo, quando a me il volse,

nel qual tucte beltà erano affiçe,

le quale descriverò sì chome ò visto:

la fronte chiara e spatiosa accolse

lo primo sguardo mio che in lei si mise;

poi, le ciglia archeggiate avea divise

per l'ampla via che intra lor discende

e soctil pelo e nero li affilava;

li occhi, coi qua<l>i sovente mi mirava,

erano negri e 'l bianco intorno splende

sì che, girando l'adorne pupille,

parea tuctor che spandessen faville.

Lo naso regulato era in tal modo

che non se i' potea giunger né manchare,

se non a llui menimando bellessa;

picciola boccha accresceva suo lodo;

labbia vermiglie, che di lor bagiare

mi s'accendea nel cor tuctor vaghessa;

dai denti procedeva una bianchessa

più che di neve pur testé caduta.

e 'l mento come avolio era pulito;

e socto il vico, così redimito,

la marmorea gola era veduta,

intorneata di tre be<ll>i cerchietti,

libera e priva di tucti difetti.

Quelle beltà, ch'ella tenea coverte,

vidile, perch'Amor sen venne a llei

e dispogliolla e mostrolami nuda;

subbitamente, allor, si fuoro offerte

le picciole mammelle alli occhi miei,

tal che con una mano amburo le schuda;

e là dove si cinge era minuda;

nel ventre suo già mai segnòe Lucina;

taccio una sola parte per vergogna;

la coscia avea, a non dirvi mensogna,

grossa a bel modo e biancha come brina;

la gamba, poi, a quella era conforme

e i pie' faciano, andando, picciol<e> orme.