10. Di sì fina ragione
Di sì fina ragione
mi convene trovare
distrettamente sì cheto e celato,
perché l'opinione
de li falsi acertare
non si possa, nè saver di mio stato.
Però sono in erranza
chè madonna dottare
mi fa sol di pensare
c'agia tanta abondanza
che sanamente eo nde possa cantare.
Dunqua, se la stagione
d'avrile disïare
mi face più che 'l tempo trapassato,
serò in condizione,
tanto pora gravare
lo meo disio ch'è disconfortato?
Ben è strania pietanza
vedere adimorare,
a la stagion c'amare
mostra più sua possanza,
dui benvoglienti per un maltrattare.
Però de la dimura
doglio più fortementi
e non so ch'io già mai mi possa dire,
chè se bona ventura
non ò più brevementi
la mia vita val pegio che morire.
E ben vive morendo
quello che finementi
ama donna valenti,
poi li vene in fallendo
di giorno in giorno di suo convenenti.
Ora mai m'asigura
la sagia e canoscenti
ch'ella non falli per lo suo volire,
per che disaventura
mando a li scaunoscenti
ca per lor falta fanno a me fallire.
Ed in gioco e ridendo
canto amorosamenti
per quella falsa genti
che mi vanno inchirendo
la gioi und'eo son fino benvolenti.
Dunqua, s'io so a piacire,
àgiande grato Amore
e madonna, ch'è sola innamoranza,
chè nde por<r>ia avenire
ca io tanto dolzore
sentisse per una sola speranza:
per che si namorata-
mente mi ritenisse,
e sol ch'eo l'agio avisse,
già non seria giornata
che lo meo core gran gioi non sentisse.