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By Giosue Carducci

Marmi di Paro in fulgidezza bianca

Splendenti a la marina,

Come la falce de la luna stanca

Nel ciel de la mattina;

Carmi di Lesbo sussurranti al vento

Su molte isole intorno,

Come d'Apollo il grande arco d'argento

Nel ciel di mezzogiorno;

Ricoprano il mio cuore irrigidito

Da i cristïani tufi,

Circondino il mio cuore istupidito

Da i romantici gufi.

Breve su 'l morto ed ultima s'intoni

La canzone di doglia,

Mentre ne l'Odi Barbare deponi,

Musa, la fredda spoglia.

– Ahi Lino, ahi Lino! è il mio cuor trapassato,

Come te, ne l'estate:

Non giunse a la vendemmia: l'han sbranato

Molte cagne arrabbiate.

Ió Peàn, ió Peàn! ma e' rivive

Di morte oltre i confini

Sott'altro cielo e in più benigne rive:

Taccian tutti gli Elini. –

Sepolto or giace in cotest'urna paria

S'un travertin del Lazio:

Nel bianco un'orma di parietaria

Segna l'antico strazio.

Intorno al fregio l'édera seguace

Co 'l verde che non muore

Par che nel freddo de la nuova pace

Ombri l'antico ardore.

Tra 'l sasso e l'urna una lucertoletta

Esce e s'affige al sole:

È la mia vecchia gioventù soletta

Che sogna e non si duole.

Ma dietro, in fondo, un bel teschio di morto

Ride il suo riso eterno:

A quei che vengon per recar conforto

Ride l'ultimo scherno.