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Marmi di Paro in fulgidezza bianca
Splendenti a la marina,
Come la falce de la luna stanca
Nel ciel de la mattina;
Carmi di Lesbo sussurranti al vento
Su molte isole intorno,
Come d'Apollo il grande arco d'argento
Nel ciel di mezzogiorno;
Ricoprano il mio cuore irrigidito
Da i cristïani tufi,
Circondino il mio cuore istupidito
Da i romantici gufi.
Breve su 'l morto ed ultima s'intoni
La canzone di doglia,
Mentre ne l'Odi Barbare deponi,
Musa, la fredda spoglia.
– Ahi Lino, ahi Lino! è il mio cuor trapassato,
Come te, ne l'estate:
Non giunse a la vendemmia: l'han sbranato
Molte cagne arrabbiate.
Ió Peàn, ió Peàn! ma e' rivive
Di morte oltre i confini
Sott'altro cielo e in più benigne rive:
Taccian tutti gli Elini. –
Sepolto or giace in cotest'urna paria
S'un travertin del Lazio:
Nel bianco un'orma di parietaria
Segna l'antico strazio.
Intorno al fregio l'édera seguace
Co 'l verde che non muore
Par che nel freddo de la nuova pace
Ombri l'antico ardore.
Tra 'l sasso e l'urna una lucertoletta
Esce e s'affige al sole:
È la mia vecchia gioventù soletta
Che sogna e non si duole.
Ma dietro, in fondo, un bel teschio di morto
Ride il suo riso eterno:
A quei che vengon per recar conforto
Ride l'ultimo scherno.