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Illustre donna e più del ciel serena,
da chiari occulti lumi
mille versate ognor gioie e dolcezze,
e fanno preziosa aurea catena
gli angelici costumi
e le vostre celesti alme bellezze;
e 'n sì leggiadri modi
per far più sempre un bel desio contento
non si congiunse mai l'oro e l'argento.
L'oro e l'argento in sì leggiadri modi
mai non s'avvolse o prese
come voi ne sembrate adorna e vaga;
e tutte fiamme son le umane lodi,
e vive stelle accese
son le divine onde 'l pensier s'appaga;
né fra' ventosi campi,
se di candide nubi il ciel è carco,
tanto suol variar col suo bell'arco.
Col suo bell'arco fra' ventosi campi
tanti color non mostra
l'Iri che 'l mezzo cerchio a noi descrive,
fra quanti il vostro, intero, avvien ch'avvampi
che voi di chiostra in chiostra
fra le donne circonda e fra le dive;
e vanno questi a quelli
e quelli a questi raggi e fan ritorno
sempre girando e fiammeggiando intorno.
E fiammeggiando intorno a questi, a quelli
scende e poggia la mente,
né per gli estremi alcun vi tira a basso;
ma chi si piglia a' più sublimi anelli
rapito è dolcemente
e contemplando va di passo in passo,
perché l'innalza e scorge
con lieto aspetto e con sembianza amica
bella Accoglienza e Cortesia pudica.
E Cortesia pudica innalza e scorge
l'ardire onde s'avanzi,
ed incontra Ornamento e Leggiadria,
e bel Disprezzo ed Arte insieme scorge,
ch'anzi natura ed anzi
sembra dono del ciel ch'a lui c'invia,
e poscia avvien che trovi
sdegno ch'indegnità non prende a grado;
l'Accorgimento è ne l'istesso grado.
E ne l'istesso grado avvien che trovi
altro obbietto che piace,
ed Onor e Vergogna insieme guarda
con atti così dolci e così novi,
in così bella pace,
che per mirarla il volo affrena e tarda,
e par ch'onori e spieghi
l'alta Umiltà, sì come in sacro tempio,
e d'altera Onestate un vero esempio.
Un vero esempio par ch'onori e spieghi
poi la vaga Beltade
e la bella Vaghezza a paro a paro,
e meraviglia e riverenza il pieghi
per l'eccelse contrade
per cui d'alzarmi al ciel tal volta imparo;
e poscia a lor vicine
è Dignità con Maestade assisa,
tal che venendo a voi s'imparadisa.
S'imparadisa, e poscia a lor vicine
(dove mai non s'appiglia
mago che le perturbi o tragga al fondo)
scorge virtù sopra il pensier divine,
e le produce e figlia
l'alma real quando si volge al mondo;
ed in bel giro accolte
qui con lieta Modestia e Temperanza,
fide compagne omai con lunga usanza.
Per lunga usanza in un bel giro accolte,
chi lietamente i doni
raccoglie e sparge, e la real sorella;
e v'è Fortezza, a cui sì spesse volte
pon l'Ira acuti sproni,
e seco è chi l'acqueta e rende ancella;
e 'n più soavi tempre
si vede Amor di rara nube in grembo,
e con lui Castità ne l'aureo nembo.
Ne l'aureo nembo in più soavi tempre
non stringe e non infiamma
e non ha foco Amore e non ha ghiaccio;
e par ch'altrove ei si dilegui e stempre
tra l'una e l'altra fiamma;
e qui dolce misura e dolce laccio:
onde talor s'affida
vera Clemenza ne gli aurati seggi,
e quella che formò l'antiche leggi.
L'antiche leggi, onde talor s'affida
Astrea, che dentro l'alme
dal ciel venendo elegge il primo albergo;
poi la virtù ch'in alto cor s'annida
e spesso allori e palme
par che si lasce disdegnando a tergo,
in voi sempre dimora,
e visse già fra' cesari e gli augusti;
e la Costanza ha seco i premi giusti.
Co' premi giusti in voi sempre dimora
quella ch'è luce e specchio
e duce e scorta a' più lodati ingegni;
e sotto i biondi crini omai s'onora,
quasi canuto e vecchio,
il buon Consiglio che mantiene i regni;
poi cara e nobil coppia,
che de le cose frali e de le eterne
le secrete cagioni ancor discerne.
Ancor discerne cara e nobil coppia,
c'ha dove ascenda e voli
l'ultimo grado, ove discende il primo,
e, mentre ch'ei l'un vero e l'altro accoppia,
rinnova spesso i voli
da l'imo al sommo o pur dal sommo a l'imo.
O Pietà santa, o santa
Religione, e più di luci d'Orse
segni lucenti a chi nel ciel trascorse!
Nel ciel trascorse, o santa
Religione; e tu, ch'avvolgi e stendi
catena di splendori, in lei ci prendi.