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By Torquato Tasso

Nel mar de' vostri onori,

come sian margherite,

queste lodi ho raccolte e 'nsieme unite.

Lega il lor filo i cori;

brevi, ma belle sono;

picciolo è sì, ma prezioso dono.

Dunque, donna reale,

di gradirlo vi piaccia

perch'io mai non mi stanchi e mai non taccia.

Dunque, donna immortale,

se di farne m'ingegno

nuovo monile, or non l'aggiate a sdegno:

perché di pregio eguale

non è lucida gemma

a quella che vi pende e sì l'ingemma;

né tra le brine e 'l gelo

ha raggi più lucenti

stella che desti gli odorati venti.

Né tra le brine in cielo

così l'alba fiammeggia;

e lei Titone, ella voi sol vagheggia;

e sovra il caro velo

vi sparge a mille a mille

minute perle e rugiadose stille;

e pare un lieto maggio

fiorir di vaghi gigli

a' vostri piedi e di bei fior vermigli.

E pare un lieto raggio

arder ne' bei vostri occhi,

onde pace e dolcezza e gioia fiocchi.

Occhi, quando erro e caggio,

la vostra chiara luce

m'è scorta graziosa e nobil duce:

luci, più bel zaffiro

non vide sol né luna;

deh, non vi turbi il tempo o la fortuna!

Luci, più bel desiro

non vide acceso mai

ad altri così puri onesti rai;

né sì mirabil giro

fé la vergine Astrea

volgendo intorno o Cinzia o Citerea.

Occhi e luci serene,

occhi e luci beate,

più bella via di quella via mostrate.

Occhi e luci, ripiene

di quel piacere ond'io

talor me stesso e più la terra oblio.

E voi, che le sirene

vincete, o casti, o chiari,

soavi accenti, e tranquillate i mari;

e voi, pietosi detti,

io per voi cerco a volo

l'un mare e l'altro e l'uno e l'altro polo.

E voi, pietosi affetti,

in cui l'alma gentile

fuor si discopre alteramente umile;

e voi, rubini eletti,

d'Amor gioia e tesoro,

aprite un picciol varco a' messi loro.

Tu, bella mano e bianca,

fra' tuoi serici stami

o fra le gemme serba i miei legami.

Tu, bella mano, e stanca

di tesser gemme ed ostri,

prendi cortesemente i detti nostri;

e tu lo stil rinfranca

se dal soggetto ei perde,

che la palma e l'alloro a te rinverde;

e non è degno fonte

di lavar quell'avorio,

ch'io di lodare e di mirar mi glorio.

E non è degno monte,

là dove in treccia e 'n gonna

facciate d'un bel tronco a voi colonna.

Pur a la bianca fronte

ed a' dorati crini

fann'ombra spesso e lauri e faggi e pini;

e Febo a voi sospende

il giorno in su l'occaso,

e par la Montagnola un bel Parnaso.

E Febo a voi discende,

sprezzando il mare, e 'n quello

di vostra gloria ei fa nido più bello.