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Nel mar de' vostri onori,
come sian margherite,
queste lodi ho raccolte e 'nsieme unite.
Lega il lor filo i cori;
brevi, ma belle sono;
picciolo è sì, ma prezioso dono.
Dunque, donna reale,
di gradirlo vi piaccia
perch'io mai non mi stanchi e mai non taccia.
Dunque, donna immortale,
se di farne m'ingegno
nuovo monile, or non l'aggiate a sdegno:
perché di pregio eguale
non è lucida gemma
a quella che vi pende e sì l'ingemma;
né tra le brine e 'l gelo
ha raggi più lucenti
stella che desti gli odorati venti.
Né tra le brine in cielo
così l'alba fiammeggia;
e lei Titone, ella voi sol vagheggia;
e sovra il caro velo
vi sparge a mille a mille
minute perle e rugiadose stille;
e pare un lieto maggio
fiorir di vaghi gigli
a' vostri piedi e di bei fior vermigli.
E pare un lieto raggio
arder ne' bei vostri occhi,
onde pace e dolcezza e gioia fiocchi.
Occhi, quando erro e caggio,
la vostra chiara luce
m'è scorta graziosa e nobil duce:
luci, più bel zaffiro
non vide sol né luna;
deh, non vi turbi il tempo o la fortuna!
Luci, più bel desiro
non vide acceso mai
ad altri così puri onesti rai;
né sì mirabil giro
fé la vergine Astrea
volgendo intorno o Cinzia o Citerea.
Occhi e luci serene,
occhi e luci beate,
più bella via di quella via mostrate.
Occhi e luci, ripiene
di quel piacere ond'io
talor me stesso e più la terra oblio.
E voi, che le sirene
vincete, o casti, o chiari,
soavi accenti, e tranquillate i mari;
e voi, pietosi detti,
io per voi cerco a volo
l'un mare e l'altro e l'uno e l'altro polo.
E voi, pietosi affetti,
in cui l'alma gentile
fuor si discopre alteramente umile;
e voi, rubini eletti,
d'Amor gioia e tesoro,
aprite un picciol varco a' messi loro.
Tu, bella mano e bianca,
fra' tuoi serici stami
o fra le gemme serba i miei legami.
Tu, bella mano, e stanca
di tesser gemme ed ostri,
prendi cortesemente i detti nostri;
e tu lo stil rinfranca
se dal soggetto ei perde,
che la palma e l'alloro a te rinverde;
e non è degno fonte
di lavar quell'avorio,
ch'io di lodare e di mirar mi glorio.
E non è degno monte,
là dove in treccia e 'n gonna
facciate d'un bel tronco a voi colonna.
Pur a la bianca fronte
ed a' dorati crini
fann'ombra spesso e lauri e faggi e pini;
e Febo a voi sospende
il giorno in su l'occaso,
e par la Montagnola un bel Parnaso.
E Febo a voi discende,
sprezzando il mare, e 'n quello
di vostra gloria ei fa nido più bello.