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Messer Matteo mio caro, io m'indovino
che pur un tristo voi mi passerete,
ove tenuto forse già m'avrete
o per un santo o per un Cherubino.
Questo v'accetto ben, mio fratellino,
ma se buono è il giudizio che farete.
mi basta assai per quel che dir potete,
dirvi: m'ha fatto tristo l'Aretino.
Non vi può dunque forsennato o matto
il mio scriver parer, né stravagante,
se per l'istesso mio sangue cobatto.
E se nel dir mi fa sporco e furfante.
non mi fa l'Aretin, né mai m'ha fatto,
ne l'opre viziosissimo e ignorante.