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By Torquato Tasso

O d'alta donna pargoletta ancella,

o leggiadretto mostro

in cui si volle compiacer Natura,

questa sì viva e giovenil figura

è meraviglia più gentil di quella

ch'anco per fama dura

e ne le carte e nel purgato inchiostro

che descrive i giganti al secol nostro,

però, che l'invaghir del far paura

è più gradito effetto:

quelli odiosi fur, tu cara sei;

e il tuo cortese aspetto

vagheggiano i superni erranti dei.

E benché l'uno in cima a l'altro monte

portar non osi o possa,

per altra nova strada al cielo aspiri,

mentre gli occhi ove infiamma i suoi desiri

alma reale e la serena fronte

de la tua donna miri,

scala più degna assai d'Olimpo e d'Ossa.

Avventuroso ardir, felice possa!

Fermare il guardo ne' celesti giri

di sì lucente sole,

e veder come intorno a sì bei raggi

Amor saetti e vole,

e d'ire al ciel discopra altri viaggi!

Pur non discese in te fulmine ancora,

né turbò state o verno

il bel seren, che par di paradiso;

ma con tranquille ciglia e dolce riso

ella t'ascolta e guarda, e suol talora,

se ti rimira in viso,

mostrarti segno nel piacer interno

quando tu prendi gli altrui detti a scherno,

sì dolcemente ch'ei riman conquiso;

o quando i vaghi passi

tu movi con sì onesti e bei sembianti

ch'ammollir ponno i sassi;

o pur, come angioletta, or suoni or canti;

o quando, ove son donne in bella schiera

e vagliono assai poco

le difese e gli schermi incerti e frali,

fai dolce piaghe a le maggiori eguali.

Tal ferir suole altrui picciola fera,

e pronto augel su l'ali

cader a picciol ferro, e picciol foco

arder gran torre; e, benché sol per gioco

Amor da te sparga faville e strali,

per gioco ancor s'accende

spesso gran fiamma e fassi ampia ferita;

e spesso toglie e rende

per gioco il mio signore altrui la vita.

Fra sì mirabil gioco il tuo bel nome

ognor cresce e s'avanza

e pari a' più famosi omai diviene:

perché de le tue luci alme e serene,

de le rosate guance e de le chiome

che fan quasi catene,

di quella piana angelica sembianza

onde c'inviti alcuna volta a danza,

de l'armonia ch'in pregio egual si tene,

parlar sovente s'ode

fra donne e cavalieri, ove si dia

onor verace e lode

a valor, a bellezza, a leggiadria.

Ma qual lode maggior che l'esser degna

di servir lei, che tanto

di grazia e di favore a te comparte?

E, se Natura in te scherzò, se l'arte

d'accrescer sempre tua beltà s'ingegna

e l'orna a parte a parte,

caro t'è sol perché le vivi accanto,

perché le piaci e sprezzi ogni altro vanto.

O fortunata, in fortunata parte

così vien che t'esalti

grazioso difetto, e chiaro albergo

in versi dolci ed alti

a te prepari ch'io polisco e tergo.

Picciola mia canzone,

vattene omai, che sei vaga ed adorna,

dove Amor con Ragione

e Cortesia con Onestà soggiorna.