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O d'alta donna pargoletta ancella,
o leggiadretto mostro
in cui si volle compiacer Natura,
questa sì viva e giovenil figura
è meraviglia più gentil di quella
ch'anco per fama dura
e ne le carte e nel purgato inchiostro
che descrive i giganti al secol nostro,
però, che l'invaghir del far paura
è più gradito effetto:
quelli odiosi fur, tu cara sei;
e il tuo cortese aspetto
vagheggiano i superni erranti dei.
E benché l'uno in cima a l'altro monte
portar non osi o possa,
per altra nova strada al cielo aspiri,
mentre gli occhi ove infiamma i suoi desiri
alma reale e la serena fronte
de la tua donna miri,
scala più degna assai d'Olimpo e d'Ossa.
Avventuroso ardir, felice possa!
Fermare il guardo ne' celesti giri
di sì lucente sole,
e veder come intorno a sì bei raggi
Amor saetti e vole,
e d'ire al ciel discopra altri viaggi!
Pur non discese in te fulmine ancora,
né turbò state o verno
il bel seren, che par di paradiso;
ma con tranquille ciglia e dolce riso
ella t'ascolta e guarda, e suol talora,
se ti rimira in viso,
mostrarti segno nel piacer interno
quando tu prendi gli altrui detti a scherno,
sì dolcemente ch'ei riman conquiso;
o quando i vaghi passi
tu movi con sì onesti e bei sembianti
ch'ammollir ponno i sassi;
o pur, come angioletta, or suoni or canti;
o quando, ove son donne in bella schiera
e vagliono assai poco
le difese e gli schermi incerti e frali,
fai dolce piaghe a le maggiori eguali.
Tal ferir suole altrui picciola fera,
e pronto augel su l'ali
cader a picciol ferro, e picciol foco
arder gran torre; e, benché sol per gioco
Amor da te sparga faville e strali,
per gioco ancor s'accende
spesso gran fiamma e fassi ampia ferita;
e spesso toglie e rende
per gioco il mio signore altrui la vita.
Fra sì mirabil gioco il tuo bel nome
ognor cresce e s'avanza
e pari a' più famosi omai diviene:
perché de le tue luci alme e serene,
de le rosate guance e de le chiome
che fan quasi catene,
di quella piana angelica sembianza
onde c'inviti alcuna volta a danza,
de l'armonia ch'in pregio egual si tene,
parlar sovente s'ode
fra donne e cavalieri, ove si dia
onor verace e lode
a valor, a bellezza, a leggiadria.
Ma qual lode maggior che l'esser degna
di servir lei, che tanto
di grazia e di favore a te comparte?
E, se Natura in te scherzò, se l'arte
d'accrescer sempre tua beltà s'ingegna
e l'orna a parte a parte,
caro t'è sol perché le vivi accanto,
perché le piaci e sprezzi ogni altro vanto.
O fortunata, in fortunata parte
così vien che t'esalti
grazioso difetto, e chiaro albergo
in versi dolci ed alti
a te prepari ch'io polisco e tergo.
Picciola mia canzone,
vattene omai, che sei vaga ed adorna,
dove Amor con Ragione
e Cortesia con Onestà soggiorna.