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Io invoco e priego quello etterno Iddio,
che creò i cieli e 'l mondo di nïente,
che doni grazia allo 'ntelletto mio,
ch' i' metta in rima tutto apertamente
i sette salmi, i quali i' ho in desio
che alcun frutto ne pigli la gente:
perché si chiaman Penitenzïali,
ché spengon tutti i peccati mortali.
Era Davìt, profeta in gran valore,
sostenendo tormenti e pene assai,
per lo peccato suo e grande errore;
non potendo portar cotanti guai,
forte gridando, diceva: "Signore,
nell'ira tua non mi riprenderai,
nel furor tuo, Signor, ti vo' pregare
non mi corregga e voglia perdonare.
Signor, misericordia i' t'adimando:
tu fusti sempre misericordioso;
però ch'i' sono infermo e così stando
non potre' sostener, Signor piatoso.
L'ossa mie conturbate sono, e quando
ti pare e piace, Signor grazïoso,
mi sana, e fa che resti consolata
l'anima mia, ch'è forte tribulata.
E tu, Signor, al spirto mio converte,
e sì rileverai l'anima mia;
e fammi salvo fra le cose certe
per tua misericordia e cortesia;
ch'è nella morte molte gente isperte,
che di te si racordan tuttavia;
e in inferno, e' non t'è confessato,
per divina giustizia egli è dannato.
O Signor, s'io m'affatico nel pianto,
laverò ogni notte il letto mio
delle lacrime mie, ti dico, tanto
che la lettiera ancor bagnerò io.
Turbato dal furore è l'occhio, infranto
mi veggo crescer sempre in ogni rio:
e fra tutti i nimici miei invecchiato,
mi truovo dall'aiuto abandonato.
Partitevi da me, voi tutti quanti
ch'adoperate sempre iniquitate;
però che Dio, Signor di tutti i Santi,
ha essaldita la mia volontate;
e la mia voce intese e i miei pianti
per sua benignità e caritate:
e ha essaldito il pianto e l'orazione,
perc'ha aùto di me compassïone.
Tutti arrossischin, chi nel mondo stanno
che vanno conturbati nel lor cuore
quanti ne' secol de' secol saranno,
tutti fien maladetti dal Signore.
I miei nimici sempre mal faranno,
la forza manchi loro e 'l mal colore:
isvergognati fien velocemente
in nel cospetto di tutta la gente.
Finito è 'l primo salmo, e al secondo
i' mi distenderò per seguitare:
i' ho fallito, e già non lo nascondo,
per ignoranza e non per altro affare.
I' priego l'alto Iddio, Signor giocondo,
che nel seguire i' possa migliorare,
e che i nostri peccati ci perdoni,
sì che siàn fuor delle man de' demoni.