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By Bernardo Tasso

Qual sì candido augel, sì chiara tromba,

spirto illustre, fia mai, ch' arrivi al segno

de le tue lodi, e de' tuoi sacri onori;

o qual pensiero a guisa di colomba

s' alzarà al Ciel, non che mortale ingegno,

tal che contempli i tuoi pregi minori?

I più lodati allori

resterian vinti, e i più purgati inchiostri:

ma non possendo al mio desir por freno,

sì che non t' apri il seno,

e 'l fondo del mio cor non ti dimostri,

iscusami se 'l basso incolto stile

fa forse ingiuria al tuo nome gentile.

L' eterna Donna con più dotte squille,

e più chiari messaggi ha sparso intorno

la gloria tua, che 'l secol nostro onora,

e mille ardenti e lucide faville

accese del tuo onor un novo giorno

aprono al mondo con più bella aurora;

ne la tua fronte ognora

virtù si vede, e le sacre compagne,

vaghe di così ricco altero albergo,

e qual t' adorna il tergo,

e quale il petto, onde l' invidia piagne

s' alcun famoso et onorat' è al mondo,

che vede farsi al tuo valor secondo.

Fortuna lieta nel tuo grembo assisa

in te si specchia, e del suo regno antico

ti dà le ricche chiavi e l' aurea verga;

e va girando la sua rota in guisa

ch' al tuo stato gentil si mostri amico

il Cielo, et ogni sdegno in Lete immerga,

e cortese disperga

ogn' influxo ch' a l' alto tuo valore

portasse invidia, o a' tuoi felici effetti:

sol divini concetti,

e pregiati pensier mostri di fuore,

che son perfette e ben secure scale

per salir dove l' uom si fa immortale.

La bella Italia, a cui sì apert' ha 'l fianco

il barbaro furor, che rugiadose

vede di sangue ancor le sue contrade,

e a suo soccorso ogni altro animo stanco,

spera per te di spoglie gloriose

ornar i tempi, e 'nsanguinar le spade

latine, e per le strade

veder d' Ibero a terra sparsi i figli,

quai morti, e quai co' membri non integri,

altri pensosi et egri

andar cercando ognor novi consigli,

non a danno di voi, ma per far schermo

al viver lor, che fia debile e 'nfermo.

L' Arno gentil, che tua virtute stima,

a te gioioso e riverente viene

per coronar la tua pregiata chioma;

e spera ancor più d' una spoglia opima

erger in alto, et arricchir l' arene

de l' or del Tago; onde si cruccia Roma

che sì onorata soma

sovra gli omeri suoi possenti giace,

da ingiusto sdegno, et odio iniquo offesa:

ma forse ancora accesa

di più onesto desio, con chiara face

vedrà quel ver ch' adombra un altro velo,

e manderà tue lodi insino al Cielo.

Non sol ne' nostri campi Ercole suona,

e le Ninfe del Po fora de l' onde

tesson corona a la tua fronte altiera,

ma il Nilo, il Gange, la Tana, e Garona

di leggiadretti fior t' apron le sponde,

bramosi che 'l tuo nome unqua non pera,

alma pronta e leggera

al ben oprar, ch' al Ciel sì altera poggi

con le penne d' onor candide e bianche,

che non saran mai stanche

perché dietro si lascin monti e poggi:

ti sia 'l destin così cortese e grato

ch' ognuno invidi il tuo felice stato.

Canzon, se la via sacra

in altra etate alti trionfi ornaro,

di lor ch' alzarsi a' più perfetti segni,

forse non fu sì degni

ch' aguaglin quei ch' al mio famoso e chiaro

Ercole il Ciel promette, acciò che 'nvano

vada tanto superbo il Vaticano.