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Qual sì candido augel, sì chiara tromba,
spirto illustre, fia mai, ch' arrivi al segno
de le tue lodi, e de' tuoi sacri onori;
o qual pensiero a guisa di colomba
s' alzarà al Ciel, non che mortale ingegno,
tal che contempli i tuoi pregi minori?
I più lodati allori
resterian vinti, e i più purgati inchiostri:
ma non possendo al mio desir por freno,
sì che non t' apri il seno,
e 'l fondo del mio cor non ti dimostri,
iscusami se 'l basso incolto stile
fa forse ingiuria al tuo nome gentile.
L' eterna Donna con più dotte squille,
e più chiari messaggi ha sparso intorno
la gloria tua, che 'l secol nostro onora,
e mille ardenti e lucide faville
accese del tuo onor un novo giorno
aprono al mondo con più bella aurora;
ne la tua fronte ognora
virtù si vede, e le sacre compagne,
vaghe di così ricco altero albergo,
e qual t' adorna il tergo,
e quale il petto, onde l' invidia piagne
s' alcun famoso et onorat' è al mondo,
che vede farsi al tuo valor secondo.
Fortuna lieta nel tuo grembo assisa
in te si specchia, e del suo regno antico
ti dà le ricche chiavi e l' aurea verga;
e va girando la sua rota in guisa
ch' al tuo stato gentil si mostri amico
il Cielo, et ogni sdegno in Lete immerga,
e cortese disperga
ogn' influxo ch' a l' alto tuo valore
portasse invidia, o a' tuoi felici effetti:
sol divini concetti,
e pregiati pensier mostri di fuore,
che son perfette e ben secure scale
per salir dove l' uom si fa immortale.
La bella Italia, a cui sì apert' ha 'l fianco
il barbaro furor, che rugiadose
vede di sangue ancor le sue contrade,
e a suo soccorso ogni altro animo stanco,
spera per te di spoglie gloriose
ornar i tempi, e 'nsanguinar le spade
latine, e per le strade
veder d' Ibero a terra sparsi i figli,
quai morti, e quai co' membri non integri,
altri pensosi et egri
andar cercando ognor novi consigli,
non a danno di voi, ma per far schermo
al viver lor, che fia debile e 'nfermo.
L' Arno gentil, che tua virtute stima,
a te gioioso e riverente viene
per coronar la tua pregiata chioma;
e spera ancor più d' una spoglia opima
erger in alto, et arricchir l' arene
de l' or del Tago; onde si cruccia Roma
che sì onorata soma
sovra gli omeri suoi possenti giace,
da ingiusto sdegno, et odio iniquo offesa:
ma forse ancora accesa
di più onesto desio, con chiara face
vedrà quel ver ch' adombra un altro velo,
e manderà tue lodi insino al Cielo.
Non sol ne' nostri campi Ercole suona,
e le Ninfe del Po fora de l' onde
tesson corona a la tua fronte altiera,
ma il Nilo, il Gange, la Tana, e Garona
di leggiadretti fior t' apron le sponde,
bramosi che 'l tuo nome unqua non pera,
alma pronta e leggera
al ben oprar, ch' al Ciel sì altera poggi
con le penne d' onor candide e bianche,
che non saran mai stanche
perché dietro si lascin monti e poggi:
ti sia 'l destin così cortese e grato
ch' ognuno invidi il tuo felice stato.
Canzon, se la via sacra
in altra etate alti trionfi ornaro,
di lor ch' alzarsi a' più perfetti segni,
forse non fu sì degni
ch' aguaglin quei ch' al mio famoso e chiaro
Ercole il Ciel promette, acciò che 'nvano
vada tanto superbo il Vaticano.