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Poiché tacer non posso
e 'l chiuso foco omai non pò celarsi,
convien ch'io torni a l'amorose note.
Amor, là 've m'apparve,
scorga il mio stil d'ogn'ornamento scosso,
e le preghiere mie dolci e devote
riponga in parte ove pietà le note,
donando a' desir miei parole eguali
di quel ch'occhio mortal già mai non vide:
luci serene e fide,
ond'io levo da terra al Ciel quell'ali
che dal vulgo lontana
giugner mi fanno al Sol che m'ard' e ancide,
e mi mantiene in vita altera e strana,
e quel che dir non potria lingua umana.
Io penso: – Se nel Cielo,
dov'il Motor de l'alte stelle ardenti
mostra l'opre sue altere e glorïose,
son gli angeli contenti,
mirando fiso in Dio senz'alcun velo
sempre, quant'io mirando l'amorose
luci dov'ogni bel Natura pose,
sia dal mortal lo spirto omai disgiunto
e 'l mio breve gioir si faccia eterno,
onde con state e 'l verno
sia sempre a tal diletto ivi congiunto,
e la tranquilla pace
goda quel che mi toglie in un sol punto
la luce che m'incende e mi disface,
com'a l'alta speranza si conface.
Io, per me, quanto vede
di bello il mondo e di diletto insieme
cangerei solo a un ragionare, a un canto
di lui, che ne l'estreme
parti in me vive in la più eccelsa sede,
né d'altrove venir puote mai tanto
gioir, che dal bel foco onesto e santo;
a questo, com'al sol sparisce ogn'ombra
e per lui fassi allegro e bello il mondo
così lieto e giocondo
si fa il core al suo lume che disgombra
ogni vil voglia e fella,
e s'empie d'un piacere alto e profondo,
tal che dovunque il sol splende né stella,
non vid'uom mai di lui cosa più bella.
Quando primier' entrai
a ragionar di quel ch'in me sentia,
credetti in parte disfogare il core
e trovar qualche via
ond'avessi rimedio alli miei guai,
e far pietoso a' miei pensieri Amore;
or m'abandona ogni speranza e fuore
dell'alma fugge e sempre più s'accende
lo mio desir e 'l Tempo si dilegua.
Ma pur convien ch'io segua
l'alta mia impresa e 'l foco ove risplende
ogn'altro chiaro lume,
che da la notte e l'ombra si difende:
Amor la strada a' be' pensieri allume,
ond'a quanto conviensi alzi le piume.
Dico che qual uom brama
saper quant'ha di belle ed onorate
virtù, degne d'etern' e immortal gloria
il mondo in questa etate,
miri il bell'angel mio, che quanto s'amà
degno di vera ed immortal memoria,
di tutte ei sol trionfa ed ha vittoria,
però che Dio, Natura, ed Amor volse
mostrar de le sue grazie un vero essempio
in lui, com'in suo tempio,
dov'ogni bene, ogni bellezza accolse,
ond'a lui sempre chieggio
quello ond'io solo i be' pensieri adempio;
e qualor del mio error meco vaneggio,
più fida scorta al mio sentier non veggio.
Come nocchier già stanco
da la tempesta e da' contrarî venti,
ch'a' due lumi ch'ha sempre il nostro polo
si gira, a' suoi lucenti
lumi mi volgo e 'l travagliato e manco
vigor rinforzo al suo conforto solo,
fuggendo al suo apparir angoscia e duolo;
né potrei imaginar, non che dir mai,
gli effetti de' be' lumi alti e soavi,
qualor par che m'aggravi
penoso giogo; ond' ho per meno assai
tutti gli altri diletti,
che volgon di Fortuna ambe le chiavi;
né più credo di gioia e gloria aspetti
uom mai nel mondo, de' suoi grandi effetti.
Canzon, io temo di stancare altrui
col lungo dire, ond'ognor più m'accendo,
però mi taccio e 'l troppo ardir riprendo.