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Come Giovanni vangelista scrisse
nel cominciar del suo Vangel superno,
così dirò di punto come disse.
Egli era nel principio un Verbo etterno
e questo Verbo era 'l Figliuol d'Iddio;
era con lui e fia in sempiterno.
Quest'era nel principio, al parer mio,
apresso al Padre, e poi fé cielo e terra,
l'acqua creando e l'uomo, bono e rio.
E se 'l testo vangelico non erra,
i' dico ch'egli è fatto sanza lui
peccato tal che l'alte porte serra,
per lo qual dico e per poter di cui
è fatto vita che è luce de l'omo;
e' morir volse pel peccato altrui,
cioè d'Adamo pel vietato pomo;
e questa luce è ne lo scuro accensa,
del qual per lui cavati tutti fomo.
Tenabre nulla già mai l'ha comprensa,
e po' vivo uon mandato fu tra noi,
Giovan chiamato, da divina essensa.
Questo ver testimon comprender puoi
esser venuto di Gesù predetto,
che è là suso in gloria fra gli suoi,
per far testimonianza in fatto e 'n detto
dell'alta gloria e della gran clemenza
di quella luce, che di sopra ho detto.
E questa luce era di tal potenza
che 'lluminava ciascun che veniva
nel mondo di giustizia e di prudenza.
Era nel mondo quel che fatto aveva
la terra e gli viventi tutti quanti,
e già nessun di lor lo conosceva:
calcôr la terra poi que' suo piè santi;
e da suo gente non fu ricevuto,
venne 'n Gerusalem ne' luoghi santi.
A chi lo ricevé diè tal trebuto
e la possanza d'esser d'Iddio figlio,
facendol salvo, dov'era perduto.
El qual fu fatto dal divin consiglio
e non di volontà né seme umano,
neanche di carne quel candido giglio.
E carne fatto fu 'l Verbo sovrano
e abitò fra noi, pigliando carne,
per cui benignità salvati siàno,
nel qual vedemo tanta gloria farne,
sì come 'l Padre de l'unico Figlio,
onde contenti possian tutti starne,
ché liberò nostr'alme da periglio.