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By Simone Serdini

O Signor mio, i' sol ti vo' pregare

nella grand'ira tua non mi riprendi;

se corregger mi vuoi, non indugiare

e nel giudicio tuo piatà ti prendi;

le tue saette che mi fan gridare,

che fitte sono in me, ora m'intendi;

e la tua man sopra a me è fermata:

l'anima mia ti sia raccomandata!

Nella mia carne non v'è sanitade,

pel viso tuo crucciato non v'è pace;

triemano l'ossa mia senza piatade

per paura di te, Iddio verace;

perch'egli è tanta la mia iniquitade

che i gravi mia peccati mi disface:

sopra del capo mio m'hanno montato,

d'un grave peso m'hanno sì aggravato.

Impuzzolite sono e infracidate

le mie ferite; de' mia gran peccati

corrotte son le mie carne e malate:

sol per la mia stoltizia li ho acquistati.

Le mie miserie già non son celate,

e' mie' consentimenti son curvati

fino alla fine, dove io vado e vegno:

della tua grazia, Signor, fammi degno!

Però, Signor, ve' che la carne mia

è vinta e piena di scorno e illusioni;

e questo avviemmi per la mia follia,

per seguitare il voler de' dimoni.

Pien d'ogni inganno sono e di resia

e rughio sì come fanno i lioni,

quando nel bosco egli è bene affamato:

gridando a te, accuso il mio peccato!

E pel gran disidero ch'io ho portato

e sempre porterò al mio Signore,

il pianto mio non è a te celato,

sempre nel tuo cospetto a tutte l'ore,

e il cuor mio è tutto tribulato

e d'ogni mia virtù perso ho 'l valore;

e lo 'ntelletto e 'l lume della mente

i' ho perduto e non veggio nïente.

I mie' amici e' prossimi e' parenti,

ciascun di lor contra di me è stato;

con lor lusinghe e con loro argumenti

dimostrandosi buon, m'hanno ingannato;

e ch'io fussi dannato eran contenti,

e questo dì e notte avien pensato:

con lor malizia e 'niquità e 'nganni

e m'hanno tormentato più e più anni.

I' stato son come persona sorda,

ché inteso i' non ho lor mal parlare;

non che la coscïenza mi rimorda,

non volli lor malizie seguitare;

que' c'han parlato non se ne ricorda:

serrai la bocca e volli teco istare

e, non volendo aver riprensïone,

mutolo stetti ad ogni lor sermone.

Però che 'n te, Signor, sempre sperai

e spererà sempre la vita mia,

la voce e 'l pianto mio essaldirai

per tua piatà e per tua cortesia,

e sempre in me medesmo penserai.

Non si rallegrin or né tuttavia

di me i nimici: sempre han mal pensato,

benché di me molte cose han parlato.

Apparecchiato sempre sarò io

a quelle battiture e tagliamenti

le qual tu mi darai, o sommo Iddio;

e sien pur aspre, <e> quanto vuoi cocenti!

Ché il dolore e il peccato mio

manifestar lo voglio a tutte genti:

e sempre penserò il mio peccato

e con dolore i' l'arò confessato.

Ma i nimici miei son confortati,

contra di me vivendo sempre stanno;

e son sopra di me multipricati

color che iniqua mente sempre m'hanno.

Ancor son sopra me apparecchiati

color che mal per ben rendendo vanno:

perch'i' ho la giustizia seguitato,

sempre ciascun di me ha mal parlato.

Deh, non mi abandonare, o sommo Iddio,

ché la misericordia tua è tanta;

non ti partir da me, o Signor mio,

la grazia tua sopra di me si spanda;

intendi in mio aiuto con desio

e fa ch'io mangi della tua vivanda,

mostrandomi la tua santa virtute:

Signore Iddio, tu se' la mia salute!

Finito è 'l terzo salmo veramente,

del quarto qui farò cominciamento,

pregando te, Signore, Iddio possente,

ch'al mio intelletto dia conoscimento,

ch'i' possa seguitare il convenente

e nelle rime sia miglioramento;

pregando sempre te che nel tuo regno

possa venir: Signor, fammene degno!