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Signor, ti piaccia di essaldir mio priego,
per la benignità che in te regna;
la boce mia e le grida ch'io spiego,
fa che nel tuo cospetto, Signor, vegna;
e non mi far della tua faccia niego
nella tribulazione che io sostegna:
qualunche dì, Signore, io ti chiamo,
china l'orecchie a me, che tanto t'amo.
Quando chiamo, Signor, non indugiare,
fa che il tuo aiuto la risposta sia;
ché altrimenti i' non posso pensare
ch'aver possa salute l'alma mia;
e i mie' dì veggo forte mancare,
e come fumo passano e van via;
e l'ossa mie son fritte e arrostite,
come se in padella fussin ite.
I' son tutto percosso e disseccato,
sì come il fieno quando è messo al sole;
senza la grazia tua mi son trovato,
<che> non discende in me come far suole;
e di mangiare io ho dimenticato
(il pane e 'l sacramento son parole!)
e per lo pianto mio sono accostate
l'ossa mia colla carne mescolate.
Simile fatto sono al pulicanno
che solo senza compagnia dimora;
e alle civette che di notte vanno
similemente fatto son ancora,
le qual l'oscurità di notte sanno
ché ne' peccati i' mi ritruovo ognora;
come la passer solitaria in tetto
di grazia e di virtù mi truovo netto.
I mie' nimici, che sono i dimoni,
di me si fanno beffe tutto il dìe;
lodanmi e giuran co' lor testimoni
mostrandomi i peccati e le resie
però che lo vedevan per ragioni
che 'l pan di cenere mangiavo, e sìe
era il bromio col pianto mescolato,
colle mie lagrime era temperato.
La faccia tua <è> adirata, Signore,
e la indegnazïon tua mi mostrasti;
per lo peccato mio e per l'errore
percosso in terra cader mi lasciasti;
e passano i miei giorni con furore
e non ho tanto tempo che mi basti:
e come fien quasi son disseccato,
quando egli è messo al sol, pel mio peccato.
Ma tu in eterno sempre mai dimori
e la memoria tua fie sempre mai;
perché tu se' il Signore de' signori,
levandoti, di noi aver potrai
misericordia, <e> benché i miei errori
truovi, per questo non ci lascerai:
della misericordia egli è venuto
il tempo, adunque non puoi far rifiuto!
Però che, Signor mio, tutti coloro
che in nel nome tuo con te perranno
misericordia tu arai di loro
e ancora i tuoi servi li merranno;
e temeran tutti il tuo concestoro,
i re e quanti nel mondo saranno:
l'anime che nel mondo tu hai create
nella tua grolia saranno trovate.
Tanto pietosamente <hai> riguardato
i prieghi tutti delle umil persone,
e mai non hai i pover dispregiato
e hai essaldito ancor mia orazione.
Scrivansi queste cose ch' i' ho parlato
tutte in nüova generazïone,
e il popolo il qual lì sarà creato
lauderà te, Signor glorificato.
E per questo ha riguardato il Signore
dallo eccelso suo e giusto e santo,
di cielo in terra, e per lo suo onore
e per udir sol di coloro il pianto
che infermati son da tal dolore;
e della grazia tua darai lor tanto
che iscioglierai tutti que' legati
che nella carne son vivificati.
Sì che liberamente sia annunziato
la laude tua e 'l nome del Signore,
e nella santa Chiesa rivelato
e in Gerusalèm a tutte l'ore;
molto popolo insieme congregato
in una fede e in un solo amore,
e tutti i reami, a te servire,
Signor, che lo puo' fare a te venire.
Rispose Iddio a me nella sua via
della santa virtù sua grazïosa,
della caduca corta vita mia
mi manifesterà poi ogni cosa;
però, Signore, una grazia vorria:
non m'ammezzar la vita mia penosa;
in generazïon generazione,
negli anni tuo' eterni istar vorròne.
E nel cominciamento tuo, Signore,
la terra tutta quanta tu fundasti;
l'opera di tua mano di valore
furono i cieli, i quali tu formasti,
i quai periran tutti con furore
sì come i vestimenti vecchi e guasti:
Signor, tu sarai quel che rimarrai
e gli atti tuoi non mancheranno mai.
E come copertoio saran mutati
così so che nel mondo muteranno;
e innanzi a questo tempo saran nati
i figliuol de' tuo' servi <e> a te verranno,
e nel tuo regno saranno menati
e quivi teco in eterno staranno:
e così tutte lor generazione
dirizzeranno a te loro intenzione.
Or è finito questo salmo quinto,
appresso al sesto seguitare io voglio;
s' io non avessi così ben distinto
ogni suo senso, forte me ne doglio;
ché la <i>gnoranza mia m'ha tanto cinto
ch' i' ho fallito, sì come far soglio:
il parlar chiuso e 'l mio grosso intelletto
da chi più sa m'ammendi il mio difetto.