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By Simone Serdini

Signor, ti piaccia di essaldir mio priego,

per la benignità che in te regna;

la boce mia e le grida ch'io spiego,

fa che nel tuo cospetto, Signor, vegna;

e non mi far della tua faccia niego

nella tribulazione che io sostegna:

qualunche dì, Signore, io ti chiamo,

china l'orecchie a me, che tanto t'amo.

Quando chiamo, Signor, non indugiare,

fa che il tuo aiuto la risposta sia;

ché altrimenti i' non posso pensare

ch'aver possa salute l'alma mia;

e i mie' dì veggo forte mancare,

e come fumo passano e van via;

e l'ossa mie son fritte e arrostite,

come se in padella fussin ite.

I' son tutto percosso e disseccato,

sì come il fieno quando è messo al sole;

senza la grazia tua mi son trovato,

<che> non discende in me come far suole;

e di mangiare io ho dimenticato

(il pane e 'l sacramento son parole!)

e per lo pianto mio sono accostate

l'ossa mia colla carne mescolate.

Simile fatto sono al pulicanno

che solo senza compagnia dimora;

e alle civette che di notte vanno

similemente fatto son ancora,

le qual l'oscurità di notte sanno

ché ne' peccati i' mi ritruovo ognora;

come la passer solitaria in tetto

di grazia e di virtù mi truovo netto.

I mie' nimici, che sono i dimoni,

di me si fanno beffe tutto il dìe;

lodanmi e giuran co' lor testimoni

mostrandomi i peccati e le resie

però che lo vedevan per ragioni

che 'l pan di cenere mangiavo, e sìe

era il bromio col pianto mescolato,

colle mie lagrime era temperato.

La faccia tua <è> adirata, Signore,

e la indegnazïon tua mi mostrasti;

per lo peccato mio e per l'errore

percosso in terra cader mi lasciasti;

e passano i miei giorni con furore

e non ho tanto tempo che mi basti:

e come fien quasi son disseccato,

quando egli è messo al sol, pel mio peccato.

Ma tu in eterno sempre mai dimori

e la memoria tua fie sempre mai;

perché tu se' il Signore de' signori,

levandoti, di noi aver potrai

misericordia, <e> benché i miei errori

truovi, per questo non ci lascerai:

della misericordia egli è venuto

il tempo, adunque non puoi far rifiuto!

Però che, Signor mio, tutti coloro

che in nel nome tuo con te perranno

misericordia tu arai di loro

e ancora i tuoi servi li merranno;

e temeran tutti il tuo concestoro,

i re e quanti nel mondo saranno:

l'anime che nel mondo tu hai create

nella tua grolia saranno trovate.

Tanto pietosamente <hai> riguardato

i prieghi tutti delle umil persone,

e mai non hai i pover dispregiato

e hai essaldito ancor mia orazione.

Scrivansi queste cose ch' i' ho parlato

tutte in nüova generazïone,

e il popolo il qual lì sarà creato

lauderà te, Signor glorificato.

E per questo ha riguardato il Signore

dallo eccelso suo e giusto e santo,

di cielo in terra, e per lo suo onore

e per udir sol di coloro il pianto

che infermati son da tal dolore;

e della grazia tua darai lor tanto

che iscioglierai tutti que' legati

che nella carne son vivificati.

Sì che liberamente sia annunziato

la laude tua e 'l nome del Signore,

e nella santa Chiesa rivelato

e in Gerusalèm a tutte l'ore;

molto popolo insieme congregato

in una fede e in un solo amore,

e tutti i reami, a te servire,

Signor, che lo puo' fare a te venire.

Rispose Iddio a me nella sua via

della santa virtù sua grazïosa,

della caduca corta vita mia

mi manifesterà poi ogni cosa;

però, Signore, una grazia vorria:

non m'ammezzar la vita mia penosa;

in generazïon generazione,

negli anni tuo' eterni istar vorròne.

E nel cominciamento tuo, Signore,

la terra tutta quanta tu fundasti;

l'opera di tua mano di valore

furono i cieli, i quali tu formasti,

i quai periran tutti con furore

sì come i vestimenti vecchi e guasti:

Signor, tu sarai quel che rimarrai

e gli atti tuoi non mancheranno mai.

E come copertoio saran mutati

così so che nel mondo muteranno;

e innanzi a questo tempo saran nati

i figliuol de' tuo' servi <e> a te verranno,

e nel tuo regno saranno menati

e quivi teco in eterno staranno:

e così tutte lor generazione

dirizzeranno a te loro intenzione.

Or è finito questo salmo quinto,

appresso al sesto seguitare io voglio;

s' io non avessi così ben distinto

ogni suo senso, forte me ne doglio;

ché la <i>gnoranza mia m'ha tanto cinto

ch' i' ho fallito, sì come far soglio:

il parlar chiuso e 'l mio grosso intelletto

da chi più sa m'ammendi il mio difetto.