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By Simone Serdini

Signore, i' ho a te forte gridato,

essendo in luogo tristo di profondo,

cioè profondità del mio peccato

il qual confesso a te e nol nascondo;

essaldi la mia boce, Iddio beato,

non mi lasciar perire in questo mondo;

e facciansi gli orecchi tuo' intendente

in nel cospetto di tutta la gente.

Signore, se tu intendi d'osservare

la nostra iniquità e il peccato,

chi fia colui che 'l possa comportare

con tante pene quante ha meritato?

Perché presso di te si vuole stare

benignità, e perdonanza allato;

e per la legge tua che ci hai promesso,

dunque, Signor, perdonera'ci adesso.

L'anima mia si è ben sostenuta

in tua parola, che è comandamento;

grande speranza in te ha sempre aùta,

Signor, tu se' il mio sostenimento!

La tua misericordia in me è venuta,

ella mi guida e tienmi in salvamento:

dalla mattina, Signor, m'hai guardato

fino alla sera, e però son campato.

Io so, Signor, che 'n te sempre si truova

misericordia grande e copïosa

e redenzione in te sempre rinnuova;

però volgi la faccia tua piatosa

inverso me, ch' i' ne veggia la pruova,

guardando la mia faccia lacrimosa:

però che Isräèl ricomprerai

d'ogni sua iniquità che fece mai.

Ad ogni fin di salmo si vuol dire

questo sì dolce e dilettoso canto:

"Nella gloria sia il sommo Padre e Sire

e il Figliuolo e lo Spirito Santo;

com'era nel principio fia il finire:

sempre sarà e poi durerà tanto

che in etterno mai non finiràe,

ma in secula seculorum istaràe".