109 (RVF 126)

By Giacomo Leopardi

Chiare, fresche e dolci acque,

Ove le belle membra

Pose colei che sola a me par donna;

Gentil ramo, ove piacque

(Con sospir mi rimembra)

A lei di fare al bel fianco colonna;

Erba e fior, che la gonna

Leggiadra ricoverse

Con l'angelico seno;

Aer sacro sereno,

Ov'Amor co' begli occhi il cor m'aperse;

Date udienza insieme

Alle dolenti mie parole estreme.

S'egli è pur mio destino

(E 'l Cielo in ciò s'adopra)

Ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,

Qualche grazia il meschino

Corpo fra voi ricopra,

E torni l'alma al proprio albergo ignuda.

La morte fia men cruda

Se questa speme porto

A quel dubbioso passo;

Che lo spirito lasso

Non poria mai in più riposato porto

Nè 'n più tranquilla fossa

Fuggir la carne travagliata e l'ossa.

Tempo verrà ancor forse,

Ch'all'usato soggiorno

Torni la fera bella e mansueta:

E là 'v'ella mi scorse

Nel benedetto giorno,

Volga la vista desiosa e lieta,

Cercandomi; ed, o pieta!

Già terra infra le pietre

Vedendo, Amor l'inspiri

In guisa che sospiri

Sì dolcemente che mercè m'impetre,

E faccia forza al Cielo,

Asciugandosi gli occhi col bel velo.

Da' be' rami scendea

(Dolce nella memoria)

Una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;

Ed ella si sedea

Umile in tanta gloria,

Coverta già dell'amoroso nembo.

Qual fior cadea sul lembo,

Qual su le trecce bionde,

Ch'oro forbito e perle

Eran quel dì a vederle;

Qual si posava in terra e qual su l'onde;

Qual con un vago errore,

Girando, parea dir: qui regna Amore.

Quante volte diss'io

Allor pien di spavento:

Costei per fermo nacque in paradiso!

Così carco d'obblio

Il divin portamento

E 'l volto e le parole e 'l dolce riso

M'aveano, e sì diviso

Dall'immagine vera,

Ch'i' dicea sospirando:

Qui come venn'io o quando?

Credendo esser in Ciel, non là dov'era.

Da indi in qua mi piace

Quest'erba sì, ch'altrove non ho pace.

Se tu avessi ornamenti quant'hai voglia,

Potresti arditamente

Uscir del bosco e gir infra la gente.