11 (414)
Traggo i giorni piangendo; ed in quell'ore,
Che han di riposo i miseri mortali,
Spero nel sonno, obblio dolce de' mali,
Riposo anch'io, ma non mai dorme Amore.
Vegghia a' miei danni; e nell'amico orrore
Quella, ond'ebbero forza in me suoi strali,
Mi pinge, ad altri appresso, i suoi vitali
Chiuder bei lumi. Ahi vista, ahi fier dolore!
Pur se m'apre le luci in quell'istante
Pietoso il duolo, anco i fantasmi orrendi
M'ingombrano d'orrore il cor tremante.
“Crudele Amore,” esclamo in mesti accenti,
“A che con finti affanni ancor m'offendi,
Se m'uccidono i tuoi veri tormenti?”