11 (53)

By Auteur inconnu

Qualor peccai, tema e viltà turbato

Dipingonmi il tuo volto, e no 'l sostegno:

Se m'accingo a peccar, d'ogni suo sdegno

Folle ardir lo scolora, e più non guato.

Oh saggio il buon Davidde! il suo peccato

Gli era incontro; già già sovra il suo Regno

Ne stridea l'aspro effetto, e teso al segno

Vedea l'arco, Signor, di ch'eri armato.

Pur mentre il dardo orribile n'aspetta,

Sotto 'l braccio, che scocca, ei s'è raccolto,

Quasi aperto a pietà, più che a vendetta;

Che in dolce atto di pace, a te rivolto,

Visto il suo feritor: “Di chi saetta,

Vie più che al braccio,” dice, “io guardo al volto.”