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Qualor peccai, tema e viltà turbato
Dipingonmi il tuo volto, e no 'l sostegno:
Se m'accingo a peccar, d'ogni suo sdegno
Folle ardir lo scolora, e più non guato.
Oh saggio il buon Davidde! il suo peccato
Gli era incontro; già già sovra il suo Regno
Ne stridea l'aspro effetto, e teso al segno
Vedea l'arco, Signor, di ch'eri armato.
Pur mentre il dardo orribile n'aspetta,
Sotto 'l braccio, che scocca, ei s'è raccolto,
Quasi aperto a pietà, più che a vendetta;
Che in dolce atto di pace, a te rivolto,
Visto il suo feritor: “Di chi saetta,
Vie più che al braccio,” dice, “io guardo al volto.”