11 [Di Fazio degli Uberti (?)]
Sovente nel mio cor nasce un pensero
che pone all'alma di dolor ghirlanda,
sì che conven ch'io spanda
di fuor, con chiara voce, il mio parlare.
E tracterò del giardin dello impero,
d'Italia, dico, che da ogni banda,
con discordia nefanda,
a poco a poco veggio consumare.
E per che nullo può costei sanare
sì come tu, possente Lodovico,
a te mi volgo e dico
tucte le condiction che di lei sento
acciò ch'al suo gran mal<e> prendi argomento.
Solea costei veder dentro al suo seno,
di caritade acceso amor verace,
con sì perfecta pace
ch'avea ciaschun dei suoi gioia compita;
e già l'un l'altro con crudel veleno,
con duro ferro e con parlar fallace,
sì come ora si face,
non s'ingegnava di privar di vita;
ansi era insieme sì la gente unita,
che non avea fra lor<e> voler diverso;
e però l'universo
a sé soggetto fece triunfando,
punnendo i riei e i buon<e> remunerando.
Or'è sua condiction mutata tanto
che, se nel 'magginar mio cor non erra,
in lei priva di guerra
non veggio che si truovi alchuna parte;
ché, se Liguria guardo, in ogni canto,
colui che più vi po' più forte afferra
e, per posseder terra,
mecte ciascun tucto suo ingegno et arte.
Non vi si può di codico usar carte
però ch'ogni città tiranno regge
et qual li piace legge,
ben che sia prava, convien che s'osservi,
almen da que<ll>i che per forsa tien servi.
La Marca tucta e 'l Ducato e Romagna
son poste quaçi al simile cimbello,
ché l'un l'altro fratello
discaccia e strugge et ancide sovente.
Toscana ancor con queste s'accompagna,
ché tucti stan come capra e coltello,
e qual si vede il bello
già non riguarda amico né parente.
Il mele in bocca e 'l fele in de la mente
porta ciascun per fornir suo disio;
quei che traditte Idio
e che 'l vendette per poco tesoro,
seria leal tenuto infra costoro.
Campagna, Abrusso, con la Puglia piana,
Calaura, la Cicilia e Principato
non àn di pace stato,
ansi son tucte in gran divisïone.
E la gente che u'è non par cristiana,
né c'abbia de la fe' <e>'l simbolo usato,
et ciaschun è privato
di vera carità et di ragione.
Qual Medea mai, <o> quale Silla o qual Nerone,
in ovrar crudeltà fu più ardito
che, com'i' ò sentito,
fu quella falsa e disleal Giovanna
che fece al giovin re stringer la canna?
Canson<e>, vanne in Baviera al gran Monarca,
e quando tu serai a llui davanti,
con sospiri e con pianti,
come informata, to li parlerai;
e poi, devotamente, il pregherai
che più non tardi, ma vegna di bocto,
ch'onor<e> più che 'l prim<e> Octo
acquisterà, che venne di Sansogna,
e i suoi contrari auran danno e vergogna.