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Degli orientali Regi a umil cappanna
La venuta deh canta, o sacra Musa,
Che con celeste, armoniosa cetra
Estro divino inspiri, a cui non cinge
Passibil serto di caduchi allori
Nel favoloso Pindo il nobil capo;
Canta tu ancor de' miseri Bambini
L'orribile, e crudel barbaro eccidio:
Canta del sommo, onnipossente Nume
Fatto Fanciullo la rimota fuga,
E per deserte vie l'aspro cammino.
Vergine bella, e Immacolata Madre
De l'incarnato Verbo, e Dio superno,
Se le tue glorie, e del tuo Figlio i vanti
Arditamente a celebrare imprendor
Non ti sdegnare, ma benigna arridi
Al tuo servo fedel, che umil ti adora.
Il desiato sole, il dì bramato,
Dal mondo intero sospirato, e chiesto
Già co' suoi raggi illuminò la terra,
E nuova gioia le trasfuse in seno.
Esulta il cielo il Redentor mirando,
E gli aligeri spirti in terra scesi
Lieti fan corte a l'alto lor Signore.
Egli giace Bambino in vil cappanna
Su' poca paglia steso; il freddo soffio
Del gelido Aquilone entra pei fori
Del lacero tugurio il Divin volto
Mirasi impallidito, e d'aspro gelo
Compresse son le tenerelle membra.
Il Regnator de lo stellato Olimpo,
Che sempre vede sotto il piè sovrano
Ravvolgersi le sfere, ed i lucenti
Astri ruotarsi, e illuminar la terra
L'almo splendor del fulgido Pianeta
Ora in laceri panni avvolto, e stretto
Trema Bambino, e i suoi vagiti esprime.
Ma oh del sovrano Autor forza infinita
Tutto cangia in un punto, e già si cuopre
Di nuovo ammanto la terrestre mole;
Svanir le nevi, il praticello aprico
D'erbe olezzanti, e di purpurei fiori
Già si riveste, e già l'ameno colle
Verdeggia intorno, e tortuoso scorre
Con l'acque tremolanti il rio tranquillo
Non più sul minaccioso, oscuro cielo
L'atra tempesta, e le piovose nubi
Si veggono apparir, ma sgombro, e amico
Risplende, e in esso un tremulo fulgore
Spargon la luna, e insiem l'incerte stelle.
Ma qual da le celesti aeree sfere
Astro discende luminoso, e bello,
Che la chiara sua luce intorno spande!
Eccol non lungi da la terra apparso
D'oriente splende sopra gli ampj regni
Di meraviglia, e di timor riempie
Le genti tutte, e del portento ignoto
Invan la causa di saper si tenta.
Così talor la boreale aurora
Sorge su l'orizonte, e con il roseo
Carro trascorre per le vie de' venti,
E steso il vago suo purpureo manto
D'insolito colore il ciel dipinge:
Stupido resta il pastorel, che vede
Squarciato de la notte il fosco velo;
Dal pigro sonno i suoi compagni desta
Chiama i vicini, e ognun sorpreso ammira
La bella luce fiammeggiante, e rossa
Ma di ciò la cagion veder non sanno
Non altrimenti gli abitanti ignari
De l'amico portento a loro ignoto
Temon la stella nel mirar nè sanno
La ragione trovar di tal prodigio.
Già la veloce fama in su le penne
Equilibrata via trascorre, e ovunque
Il portento fa noto ognuno il piede
Volge a mirar l'astro non mai più visto.
Il timor, la sorpresa avvanza, e cresce
Ed entra ancor ne le dorate reggie
A tal portento ogni saper si offusca,
Varj i pareri son, si pensa, e parla,
Ma del ver la sorgente a ognun si occulta.
De' Regi Baldassar, Gaspar, Melchiorre
Scuotesi la sapienza, e sono anch'essi
Del fulgid'astro indagatori ansiosi:
Celeste lume a rintracciar li porta
Su le sacrate carte il ver nascosto;
Già vi passan le notti, e i giorni interi,
E omai son certi, che di un Dio fatt'uomo
In terra sceso sia cotesto un segno.
Son pronti, uniti, e nel pensier concordi
D'affidarsi a la stella, e ricchi doni
Offrir devoti al Bambinel Divino.
Mentre ne la lor reggia ognun rinchiuso
Pensa così, mille funesti inciampi
Pongono in dubbio le speranze amiche.
L'aspra stagion nevosa... il viaggio incerto...
Gli agi graditi... il patrio suolo... i Figli...
Tutto d'avanti a la lor mente esponsi
Così talor del pelago nel mezzo
Sassoso scoglio al fiero urto resiste
De gli austri furibondi, e de' spumanti
Rapidi flutti, e de l'Oceano intero.
Melchiorre il saggio, a cui bianca canizie
Ricuopre il capo, e che il possente scettro
Tiene del regno in ripostiglio argenteo
Oro ripone, e al Redentore in dono
D'arrecarlo destina, e già su l'alto
Cocchio egli assiso, da le amiche turme
Seguito muove fuor de l'ampie mura
A venerare il nato Infante il passo.
Quand'ecco s'ode un rumorìo confuso
E un calpestìo quadrupedante al suono
Misto di liete evviva; ognun s'arresta,
E immoto ad ascoltar l'orecchio tende.
Ed ecco alfin tra numerosa gente
Gasparre il Rege comparir si vede
Entro gemmato vaso il grato incenso
Offerta al Redentor lieto recando.
seco Baldassar di ricco manto
Cuoperto il tergo, coronato anch'egli,
Che l'olezzante mirra in dono porta
Al Dio Fanciullo, al Salvator Bambino.
Muovono il passo insiem, l'astro fulgente
Nel cammin li precede, e lor dimostra
Verso di Bettelem la via felice.