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By Malatesta Malatesti

Funesta patria e execrabil plebe,

maligna regïon, letal collegio,

privata dello egregio,

pacifico dominio tuo sereno!

El caso de la desolata Thebe,

che procedette da invidia e dispregio,

mancando ogn'atto regio,

parve trastul respecto al tuo veneno,

ché 'l tuo popolo è pieno

di tucti e sette le peccata enorme

e la virtù ci dorme:

sol la iniusticia per regina siede,

e la pace e la fede

fuori del regno per exilio sono,

che sublimava el tuo micante trono.

Io ho più volte lecto come i Galle

passâr di qua per disguastarti tutta

e comenzâr con lutta;

intrâr in Roma e gran parte ne vinse.

El magnanimo re fiero Anniballe

poco fallì che non ti fece brutta

sol col la cera asciutta;

Scipio col senno fuor del sen tel pinse,

e i Longobardi tinse

le spade lor più volte nel tuo sangue,

e poi si levò un angue,

cioè Attila, che fu fragello in terra,

e d'ogni luoco e serra,

Arabi, Turchi, Barbari e Caldei

t'hanno percossa e facto dire: “Omei!”.

Exempli assai, e quasi che infiniti,

si potrian dar de' tuoi noiosi danni;

per tucti questi affanni

io pur sperava alfin qualche riposo.

Hor novamente i miei sensi smarriti

son per li gravi e inusitati inganni,

ché già nei teneri anni

ognun diventa rio e malitioso;

alcun non vol famoso

esser, se non di preda e d'omicidio.

Ahi, neronico excidio,

c'han facto legge di poter robbare,

ardere e consumare

città, castella, i colli e la pianura,

e dicon che si chiama hom di ventura!

Se di Nino la sposa fece licito

l'altrui piacere in atto d'adultero,

assai vie più austero

mi par questo decreto nuovo, infame.

El gran monarca v'è tanto sollicito

ad extirpar quest'ordine insevero,

che nel letto e col mero

rimedio pone a la tua amara fame,

misera, con che brame!

Cesare, Augusto, Tito e altri assai

ti trasser d'onta e guai,

ponendote in sede tanto amplifica,

signorile e magnifica,

donna del mondo excelsa e lieta tanto,

che lingua humana non porria dir quanto.

E voi, signori, a cui Fortuna ha dato

in man le habene del paese ameno,

come, senza alcun freno,

per invidia a disfarvi sete corsi?

Questo è quel vitio in voi tanto augmentato,

che ve farà sparir com'un baleno;

questo fa venir meno

i vostri honori in più secol' trascorsi.

Sete voi tigri o orsi,

senza ragion vivendo e senza legge?

Perché fuor de la gregge

eletti fuste da la divin'arca

a guidar questa barca?

Non per guastar queste belle contrade,

ma per iustitia, pace e caritade!

E perché un poco sfoghi il mio concepto,

non v'accorgete voi che come stanchi,

rotti, poveri e manchi

serete, l'un con l'altro guerreggiando?

Ch'uno animal possente e fier d'aspetto

di mezzo converrà che su vi branchi,

quando liberi e franchi

esser potete, ogni giorno avanzando!

Io ve ricordo quando

la vostra accesa voglia stava unita:

forte, altera e gradita

da tutto 'l mondo era la vostra possa.

Uscite de la fossa,

rimembrivi dei buon' passati antichi,

pro', saggi, valorosi, alti e pudichi.

Fra valorosi e pien' di gloria sancta,

canzon mia vera, canta

che si sveglino omai, ché doppo l'atto

non val dir: — Così vorrei aver fatto! —.