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Funesta patria e execrabil plebe,
maligna regïon, letal collegio,
privata dello egregio,
pacifico dominio tuo sereno!
El caso de la desolata Thebe,
che procedette da invidia e dispregio,
mancando ogn'atto regio,
parve trastul respecto al tuo veneno,
ché 'l tuo popolo è pieno
di tucti e sette le peccata enorme
e la virtù ci dorme:
sol la iniusticia per regina siede,
e la pace e la fede
fuori del regno per exilio sono,
che sublimava el tuo micante trono.
Io ho più volte lecto come i Galle
passâr di qua per disguastarti tutta
e comenzâr con lutta;
intrâr in Roma e gran parte ne vinse.
El magnanimo re fiero Anniballe
poco fallì che non ti fece brutta
sol col la cera asciutta;
Scipio col senno fuor del sen tel pinse,
e i Longobardi tinse
le spade lor più volte nel tuo sangue,
e poi si levò un angue,
cioè Attila, che fu fragello in terra,
e d'ogni luoco e serra,
Arabi, Turchi, Barbari e Caldei
t'hanno percossa e facto dire: “Omei!”.
Exempli assai, e quasi che infiniti,
si potrian dar de' tuoi noiosi danni;
per tucti questi affanni
io pur sperava alfin qualche riposo.
Hor novamente i miei sensi smarriti
son per li gravi e inusitati inganni,
ché già nei teneri anni
ognun diventa rio e malitioso;
alcun non vol famoso
esser, se non di preda e d'omicidio.
Ahi, neronico excidio,
c'han facto legge di poter robbare,
ardere e consumare
città, castella, i colli e la pianura,
e dicon che si chiama hom di ventura!
Se di Nino la sposa fece licito
l'altrui piacere in atto d'adultero,
assai vie più austero
mi par questo decreto nuovo, infame.
El gran monarca v'è tanto sollicito
ad extirpar quest'ordine insevero,
che nel letto e col mero
rimedio pone a la tua amara fame,
misera, con che brame!
Cesare, Augusto, Tito e altri assai
ti trasser d'onta e guai,
ponendote in sede tanto amplifica,
signorile e magnifica,
donna del mondo excelsa e lieta tanto,
che lingua humana non porria dir quanto.
E voi, signori, a cui Fortuna ha dato
in man le habene del paese ameno,
come, senza alcun freno,
per invidia a disfarvi sete corsi?
Questo è quel vitio in voi tanto augmentato,
che ve farà sparir com'un baleno;
questo fa venir meno
i vostri honori in più secol' trascorsi.
Sete voi tigri o orsi,
senza ragion vivendo e senza legge?
Perché fuor de la gregge
eletti fuste da la divin'arca
a guidar questa barca?
Non per guastar queste belle contrade,
ma per iustitia, pace e caritade!
E perché un poco sfoghi il mio concepto,
non v'accorgete voi che come stanchi,
rotti, poveri e manchi
serete, l'un con l'altro guerreggiando?
Ch'uno animal possente e fier d'aspetto
di mezzo converrà che su vi branchi,
quando liberi e franchi
esser potete, ogni giorno avanzando!
Io ve ricordo quando
la vostra accesa voglia stava unita:
forte, altera e gradita
da tutto 'l mondo era la vostra possa.
Uscite de la fossa,
rimembrivi dei buon' passati antichi,
pro', saggi, valorosi, alti e pudichi.
Fra valorosi e pien' di gloria sancta,
canzon mia vera, canta
che si sveglino omai, ché doppo l'atto
non val dir: — Così vorrei aver fatto! —.