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Signor mio caro, trovomi in Torino,
ma non co 'l corpo a' miei pensieri eguale,
perché pur mi par essere in Casale,
al passa tempo co 'l gentil Fanzino.
Dogliomi non avere un sonettino
pur da mandarvi, e ch'egli non sia tale,
che non ragioni al manco o del mio male,
o de l'infamie di Pietro Aretino.
Ove son certo mi vedrete un mostro
fuor d'onestate, a d'ogni bel desìo:
ma in ciò mi scusi il gran giudizio vostro.
Considerate, Fanzin dolce, ch'io
ho fatto il tutto, non perché il mio inchiostro,
ma perché scritto paia il sangue mio.