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By Simone Serdini

Verde selve aspre e fere,

dove cambiò sembianti

lei che, d'umana, angelica m'apparse!

quando fra le fresche erbe e' celsi canti

degli uccelletti e le leggiadre schere

vidi dolci manere

d'un lëopardo a lei dinanzi sparse;

poi quanto adorna e pellegrina farse

mostrò, con l'arco d'oro una saetta

per trarre a una cervetta,

ché fra due arborscelli ella era ascosa:

"Ahi (con voce pietosa),

merzé, non trar, merzé, che scarchi invano!".

Vedendo l'atto strano,

voltossi inver Dïana e disse a quella:

"Or che vi par di ciò, cara sorella?".

Eran sue chiome d'oro

disciolte, e la dolce ôra

mostrava quanto è 'l capel biondo e 'l crino;

e sotto quelle, sparse ad ora ad ora,

il fronte, i lucenti occhi; e 'l sol con loro

per veder suo tesoro,

cui scorse già bagnarsi entro Tesino:

un sacro essemplo, un stile alto e divino

fra noi mortali un celico splendore;

un suave pudore,

donde per madre lei Pudica elesse.

Cantiamo omai pur desse

virtute immense e la beltà infinita:

ahi, rileviam sua vita

di fama vera, sì ch'eternin lei

che sola al mondo è pari in fra gli dei!

O dì mostro dal cielo,

che l'insensibil cose

si glorian di veder quest'alma diva,

dove l'insegna mia si fisse e pose,

vedendo lei sotto d'un albo velo

di cui l'ardente zelo

fe' d'ogni altro disio la mente priva!

Qual ninfa o dea fia mai che tante scriva

lustre faville al prezïoso viso?

Qual sarà paradiso,

da poi ch'è tanto adorno un corpo frale?

Ahi, Dio, fia mai mortale

questa tenera rosa e fior lucissimo?

Deh, non, Padre dolcissimo:

che fia poi il mondo? E forse al fin lei voli

per adornarne i cor, le stelle e i poli!

Se Amore e gentilezza

dotâr mia donna sola

d'ogni eccellenza, or puoi vedere il quanto.

Vedi lo spirto suo che varca e vola

il terzo cielo, e vedi sua bellezza

di cui lieta vaghezza

più punse il core, il dì celebre e santo

dove, cambiata allor di vesta e manto,

da me non conosciuti i dolci rai,

due volte inamorai

d'essa medesma e unica facella.

Odi dolci quadrella

da cui son posto a mira e al berzaglio!

Che s'io pur degno o vaglio,

non pinse mai lo scudo di Minerva

quanto al mio cor questa leggiadra cerva!

Benché non degni, canzonetta mia,

di sì solenne e glorïoso aspetto,

ch'a dir di tal concetto

altro che ingegno umano e stil vorria;

ma vergognosa e pia

t'inchina a lei, e di' che 'l gran fervore

m'ha mosso, e quello amore

da cui merzede spero a degna prova:

ché spesso in gentil cor pietà si trova!