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Ahimè, che il carro mio fragile e carco
Veggio vicino all'alta fossa oscura,
E l'Auriga immortal non s'assicura
Più di periglio trarre il grave incarco.
E invan la sferza mille volte in arco
Veggio piegar sulla ria schiena e dura
Del nero corridor, che ognor s'indura
E torce l'altro al basso orrendo varco.
Ah tu, cui d'ambo il freno è posto in mano,
Raccogli a questo, e a quello allenta il morso,
Volgendo a destra, ov'è il sentier verace.
Guarda quel Monte alpestre erto e sovrano!
Là giugner déi col tuo onorato corso;
Colà t'aspetta eterna Gloria e Pace.