110r

By Filippo Scarlatti

Tutti han per uso, questi contadini,

vestirsi dell'altrui gentil costume,

tirando l'apetito a quelo agrume

terreno, il qual nol cede or d'indivini.

I' ho sentito in tuo sciocchi latini

beffar chi di vertù è largo fiume,

e crediti, giacendo in coltre e 'n piume,

coprirti colla loda de' vicini.

Isguarda, quando ciarli, almen di cui,

imperò che, se mai e' ti fu mostro,

leggendo tal son oggi ch'io non fui,

che, se non ch'io riguardo all'onor nostro,

e' si publicherebbe e vizî tui,

recitandogli appien con carta e 'nchiostro.

Verso levante e ostro

e' vien plorando forte a voce sciocche,

laldando te, che guardi le lor rocche.

Lascia votar le brocche

ove Tubalcain lasciò la scola,

ché non vi puoi entrar tu, ceriuola.

A tuo 'nsaziabil gola

zuccher ti parrà 'l fiel, sì ti dizocchio,

zappando el legno tuo, ch'è sanza nocchio.

O selvaggio pidocchio,

deh, lieva giuoco altrui e datte impaccio

a non voler rimaner preso al laccio!

Se non che per un braccio

i' ti vedrò legar, testa balzana,

non ti sciogliendo, se non per Befana.